Il “No” ha vinto sul “Sì” al Referendum della Giustizia: questo il primo dato emerso dallo spoglio delle schede in corso oggi, 23 marzo. Alle 17:04 il “No” risulta essere al 53,90%, mentre il “Sì” al 46,10%. Al di là dei risultati, molti sono i genitori che hanno sollevato un problema.
I seggi elettorali, infatti, si trovano, nel nostro Paese, nelle scuole. Per molte mamme e papà si dovrebbero trovare soluzioni alternative per evitare che gli studenti perdano tante ore di scuola in caso di elezioni o referendum.
Le mamme influencer di Mammedime**a hanno lanciato anche una petizione: “Chiediamo con forza che i seggi vengano spostati dalle scuole. In molti comuni lo hanno già fatto, lo fanno all’estero. Si può votare nelle sale civiche, nei palazzetti, basta la volontà di trovare alternative e come al solito PRIORITARIZZARLE.
Perchè chiudere la scuola per 5 giorni è scandaloso e da Paese che scarica le proprie responsabilità sempre e solo sulle spalle delle famiglie, che devono arrabattarsi nella giá complicatissima vita che hanno”.
“Con weworld.ong abbiamo lanciato tempo fa una campagna per ribadire che la scuola non è un seggio, ogni Comune ha la procedura che permette alla società civile di chiedere che vengano rimossi dalle scuole. Qualcuno l’ha fatto e ha ottenuto risultati”, questo il contenuto di un loro post su Instagram.
“Rispettiamo la decisione degli italiani e andremo avanti”, queste le prime parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, come riporta Il Corriere della Sera.
“Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”. Lo ha scritto il leader del M5s Giuseppe Conte su X.
“Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa lo abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso da Premier, da Segretario, da tutto. Vedremo che farà Meloni dopo una sconfitta clamorosa”, queste le parole dell’ex premier Matteo Renzi.
A due giorni dal referendum sulla giustizia, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è tornato a parlare di propaganda a scuola, puntando il dito sugli eventuali docenti o dirigenti scolastici che abbiano assunto atteggiamenti di parte rispetto alla risposta da dare al quesito referendario del 22 e 23 marzo.
Il numero uno del dicastero di Viale Trastevere ha fatto sapere – durante un intervento su Rete 4 – che “gli Uffici scolastici regionali hanno accertato le segnalazioni pervenute di una propaganda a senso unico in alcune scuole” durante la campagna per il referendum che dovrebbe mutare l’organizzazione di fondo dei giudici italiani.
Quindi, Valditara ha ribadito che “laddove fossero state individuate violazioni alla direttiva che ho dato” sul dovere di rispetto della par condicio, “gli Uffici scolastici regionali presumibilmente avvieranno procedimenti disciplinari”.
Infine, il Ministro ha detto di sperare “che nelle ore di educazione civica si affrontino queste problematiche”, per poi però ribadire che “non è consentito fare propaganda a favore dell’una o dell’altra parte”.
Solo poche ore prima, lo stesso titolare del Mim aveva detto che l’amministrazione scolastica aveva annunciato “alcune segnalazioni di dibattiti orientati solo in una certa direzione: le segnalazioni sono tutte a favore del ‘no’ al referendum sulla giustizia e quindi la direttiva che ho dato è che va benissimo il dibattito nelle scuole ma ci deve essere par condicio, equilibrio tra le parti, la scuola non è luogo di indottrinamento, è pagata da tutti gli italiani”, ha ribadito Valditara.