La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo aveva già annunciato durante la conferenza stampa di inizio anno ed ora arriva la conferma: il Consiglio dei ministri di oggi, 12 gennaio, ha fissato per sabato 22 e domenica 23 marzo le date del referendum confermativo sulla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati.
Si tratta di una consultazione che non prevede quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero degli elettori che si recheranno alle urne. Basterà quindi anche un solo voto in più tra i favorevoli o i contrari per determinare l’esito del referendum e confermare o respingere la modifica della Carta costituzionale.
Il referendum confermativo è disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione e si distingue dal referendum abrogativo, che invece richiede la partecipazione di almeno il 50% più uno degli aventi diritto per essere valido. In questo caso, il voto popolare serve a ratificare o meno una riforma già approvata dal Parlamento.
Nelle stesse giornate del 22 e 23 marzo si svolgeranno anche le elezioni suppletive nei collegi uninominali Veneto 2, per eleggere i deputati che subentreranno ad Alberto Stefani e Massimo Bitonci, entrambi esponenti della Lega eletti alle politiche del 2022.
Intanto – fa sapere ANSA – il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il NO, Carlo Guglielmi, ha comunicato che “domani informerà il presidente della Repubblica e i comitati promotori parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede“. “Il governo – continua Guglielmi – ha deciso di ignorare la Costituzione che concede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni, giungendo a sfottere con un suo ministro gli oltre 350mila cittadini che in pochi giorni hanno firmato dicendo che il loro diritto ha la stessa consistenza e merita lo stesso riguardo rispetto all’ipotesi che suo nonno fosse un treno. Dato che purtroppo nel governo non c’è cultura istituzionale ce ne dovremo fare carico noi“.
Nel momento in cui scriviamo, la raccolta firme, avviata il 22 dicembre scorso, ha già portato a casa 364.199 firme delle 500.000 necessarie.