Home Politica scolastica Regionalizzazione scuola, parte una petizione per dire no

Regionalizzazione scuola, parte una petizione per dire no

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Come abbiamo visto, la questione regionalizzazione sembra essere ad un punto tutt’altro che chiaro: il Movimento Cinque Stelle si è messo chiaramente di traverso alle intenzioni della Lega di coinvolgere anche la scuola nel processo di autonomia differenziata.

La questione autonomia differenziata scuola si è evidenziata prepotentemente nel corso del vertice sulle autonomie svolto l’8 luglio a Palazzo Chigi, alla presenza del premier Giuseppe Conte: Lega e M5S sono risultate ancora piuttosto lontane, soprattutto sulla stesura dell’articolo 12 dello schema della riforma, dedicato all’assunzione diretta dei docenti e ai concorsi regionali.

I “grillini” temono, in particolare, di andare a produrre danni alle Regioni con minori servizi e risorse, istituendo scuole di serie A, B e C.

La riunione è stata aggiornata a un nuovo incontro (giovedì prossimo a partire dalle 9.30), quando sarà presente anche il titolare dell’Economia Giovanni Tria all’estero per impegni istituzionali.

In precedenza, lo ricordiamo, era stato raggiunto un accordo di massima sull’impianto finanziario da dare alle intese tra le Regioni che hanno chiesto maggiori competenze e lo Stato.

Autonomia differenziata scuola, la petizione di Professione Insegnante

Ma fuori dalle stanze della politica il dibattito è ugualmente molto aperto: il gruppo Professione insegnante ha lanciato una petizione contro la Regionalizzazione della scuola, definendone i rischi e le motivazioni del No.

Al momento, la petizione è arrivata a 40.000 firme e procede spedita nonostante il fatto che le scuole ormai siano chiuse.

“La scuola deve essere unica, accessibile e di qualità su tutto il territorio nazionale senza differenze tra regioni eccezione fatta per quelle a statuto speciale laddove l’istruzione è materia di differenziazione”, si legge sul testo della petizione, che prosegue:

“Il lavoro degli insegnanti, dei dirigenti e di tutto il personale della scuola ha lo stesso valore su tutto il territorio nazionale, quindi rigettiamo ogni ipotesi di differenziazione e di trattamento salariale tra personale che opera su regioni diverse.
Tutti gli studenti che risiedono e sono cittadini del Paese hanno pari diritto ad accedere alle stesse proposte di istruzione nel territorio in cui vivono.
Noi tutti ci auguriamo che la proposta di regionalizzazione dell’istruzione non veda mai la luce, ciò rappresenterebbe la distruzione definitiva della scuola e con essa del futuro del nostro Paese”.

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