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Aggiornato il 07.03.2026
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Renzi inviperito sulla riduzione della “sua” Carta docente: vergogna Meloni, taglia ai prof ma aumenta consulenze e assunzioni di amici

Matteo Renzi commenta duramente il taglio di 117 euro della Carta del docente, il sostegno introdotto 11 anni fa dal suo Governo, tutto Pd, per agevolare la formazione del personale insegnante di ruolo: le continue sentenze favorevoli ai docenti precari annuali che hanno presentato ricorso (dopo che la Legge 107/2015 li aveva lasciati fuori dall’accesso ai 500 euro annuali), hanno infatti costretto l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni a correre ai ripari. Senza però incrementare il budget totale di circa 300 milioni annui. Così, si è arrivati all’assegnazione, al via tra due giorni, dei 383 euro, con 281 milioni destinati alle scuole da spendere sia per la formazione sia per l’acquisto di device da destinare agli stessi insegnanti ma anche al personale Ata.

Le parole di Renzi

Matteo Renzi – su X – non le manda a dire. Prima illustra l’accaduto: “Dieci anni fa il mio governo ha istituto la carta del docente con 500€ per ciascun docente. Tutti i governi successivi hanno confermato la mia misura. Da lunedì prossimo grazie al governo Meloni la carta del docente non vale più 500€ ma 383€”.

Quindi, Renzi si scaglia contro l’operato del governo: “Giorgia Meloni aumenta le consulenze di Chigi, gli stipendi dei dirigenti romani, le assunzioni di amici e amichetti. Ma taglia sulla carta del docente, taglia ai professori. Tutti zitti anche stavolta? O qualcuno dirà finalmente che è una vergogna?”.

Critici anche M5s e Avs

Forti critiche alla riduzione della Carta sono giunte anche dal deputato M5S Antonio Caso: “Purtroppo – ha detto il pentastellato – tutto come ampiamente previsto: il Governo arriva in ritardo, taglia la Carta del docente e fa pagare agli insegnanti il conto delle proprie scelte: un ritardo grave e un taglio netto che confermano le criticità che stiamo evidenziando da mesi”.
“Si amplia giustamente la platea dei beneficiari, ma – ha proseguito Caso – senza risorse aggiuntive il Governo scarica il costo dell’operazione sugli stessi insegnanti. Il risultato è semplice: mentre i prezzi aumentano, la Carta del docente diminuisce”.
L’on. Caso si è lamentato anche per “l’ingiusta esclusione del personale Ata da un beneficio legato alla formazione”.

Ancora più forti sono state le lamentele della deputata Elisabetta Piccolotti di Avs. “Il Governo odia gli insegnanti. Non c’è altra spiegazione. Non solo tiene i loro stipendi vergognosamente bassi, tra i più bassi d’Europa; non solo non li ha adeguati all’inflazione, facendo perdere loro una mensilità all’anno; ora si tagliano anche i bonus e la Carta docente scende a 383 euro”.

L’ira dei sindacati

Stesso copione da parte dei sindacati di categoria.

Giuseppe D’Aprile, leader della Uil Scuola, ha detto che durante l’informativa al Mim la sua organizzazione ha “ribadito l’importanza di reperire ulteriori risorse evitando di ridurre l’importo” definito “evidente ingiustizia l’esclusione del personale ATA, che rappresenta una componente essenziale della comunità scolastica”.

Secondo Vito Carlo Castellana, leader della Gilda “la Carta Docente è nata male e prosegue allo stesso modo: sarebbe stato più utile, già nel 2017, che quelle risorse fossero andate a finire direttamente sul contratto, in quel modo, le avremmo avute pensionabili e nel frattempo aggiornate insieme ai contratti collettivi nazionali. In questo modo, invece, lo strumento si è impoverito 

“Sui diritti dei lavoratori – ha commentato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – non si torna indietro, semmai si può progredire ma mai arretrare: avere deciso di ridurre la Carta del docente di quasi 120 euro l’anno rappresenta una decisione fortemente sbagliata”.

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