Il Trentino apre una riflessione sulla riforma della scuola media, con l’assessora provinciale Francesca Gerosa che ha rilanciato il tema definendo la scuola secondaria di primo grado un nodo da ripensare. Il mondo della scuola, tra docenti e famiglie, guarda però con cautela a ipotesi di cambiamento radicale.
Tra le ipotesi allo studio figura un possibile riordino del ciclo scolastico, con quattro anni di elementari seguiti da quattro anni di medie. Sul fronte della valutazione, Gerosa ha indicato che non dovrebbe essere considerata la priorità dell’eventuale riforma, aprendo piuttosto a una scuola media meno incentrata sulle sole verifiche e più connessa con il territorio, attraverso esperienze concrete.
Come riportato dal Corriere, Massimiliano Prezzi, docente all’Istituto Marie Curie di Pergine e presidente del Consiglio del sistema educativo provinciale, ha aperto a possibili correttivi ma si è detto convinto che non sia necessario “stravolgere quello che già funziona”, ricordando che l’impianto attuale sarebbe stato riconosciuto positivamente da Invalsi e da altri enti di ricerca. Il docente ha difeso anche il sistema dei giudizi sintetici, mantenuto in Trentino grazie all’Autonomia in luogo dei voti in decimi: “È l’approccio giusto”, ha detto, aggiungendo di non ritenere necessaria “una rivoluzione”. Posizione diversa quella dell’ex dirigente scolastico Giuseppe Santoli, secondo cui la valutazione resterebbe invece una priorità “perché fa parte del processo didattico”, in un’ottica di “valutazione autentica” che non trascuri comunque le competenze di base certificate dalle prove Invalsi.
Sia Santoli sia Maurizio Freschi, presidente della Consulta dei genitori, rilanciano un’ipotesi più ampia di revisione del percorso tra primaria e secondaria di primo grado, secondo un modello 4+4, con la prima fase dedicata alle competenze di base e la seconda al loro approfondimento. Freschi ha comunque sottolineato che riforme di questo tipo richiederebbero “tempi adeguati di confronto, riflessione e approfondimento”. Santoli, che propone da anni un cambiamento in questa direzione, ipotizza il passaggio dall’attuale modello 5+3+5 a un ciclo 4+4+4, richiamando il precedente della riforma della scuola di base immaginata dall’ex ministro Luigi Berlinguer e poi non entrata a regime.