Le occupazioni studentesche tornano ogni anno, puntuali come un rito. Ma secondo Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi di Roma, il problema non si risolve con le misure disciplinari: si risolve ripensando la scuola da zero. Ospite della trasmissione Uno, nessuno, 100Milan su Radio24, Rusconi ha tracciato un quadro lucido e per certi versi impietoso del sistema scolastico italiano.
Per Rusconi, le occupazioni sono un fenomeno antico e sostanzialmente inutile: “Rappresentano un leitmotiv che dura da moltissimi anni, ma non producono alcuno dei grandi obiettivi che gli studenti si pongono e creano solamente dei danni”. Alla base, tuttavia, c’è una spinta che il presidente dell’Anp Roma legge quasi in chiave psicologica: “L’adolescenza è di per sé un periodo estremamente esuberante, caratterizzato da un desiderio intrinseco di infrangere le regole, poiché la scuola è percepita come un ambiente costretto da orari, banchi e voti. Il tentativo degli studenti è quasi psicoanalitico: infrangere queste limitazioni”.
La risposta, secondo Rusconi, non può essere punitiva. “Non dobbiamo limitarci a una fotografia degli elementi negativi, ma dobbiamo aprire la scuola tutto il giorno” afferma. La sua visione è quella di una scuola che diventi “il vero centro sociale e culturale per gli studenti”: nel pomeriggio, spazio non alle materie curricolari, ma a sport, cinema, musica, danza. Un modello già diffuso in molti paesi europei, che in Italia fatica a decollare. “Nonostante le mie continue sollecitazioni ai parlamentari, mi si risponde spesso che mancano i fondi” dice. Eppure le strutture ci sarebbero: “Sono attualmente impiegate solo per un quarto della loro vita giornaliera. Quando i ragazzi escono alle 14:00, spesso non hanno punti di riferimento al di fuori del muretto, del bar o, nei casi peggiori, delle piazze dello spaccio”.
C’è poi una questione geografica che Rusconi non esita a definire come una forma di democrazia incompiuta: “Mentre alcune regioni del Centro-Nord come il Trentino-Alto Adige, il Friuli e l’Emilia-Romagna sono all’avanguardia, da Roma in giù l’offerta è scarsissima”. L’obiettivo, per lui, deve essere garantire a ogni giovane le stesse opportunità “sia che nasca a Milano o Udine, sia che nasca a Cosenza o Napoli”. Sul fronte delle occupazioni, infine, Rusconi chiede un approccio preciso: “Come presidi chiediamo da anni che le forze dell’ordine individuino gli studenti responsabili, senza alcun uso della forza, per distinguere se l’atto sia stato un momento di liberazione culturale o un semplice episodio di distruzione”. Quando gli studenti vengono identificati, il preside ha l’obbligo di denunciarli. E i genitori? “Purtroppo sono ancora troppo pochi i casi in cui si arriva a una reale assunzione di responsabilità”.