Il Garante per gli scioperi sottolinea che negli ultimi anni la semplice proclamazione di uno sciopero nei servizi pubblici essenziali si è trasformata spesso in uno strumento di visibilità e di “propaganda” più che una reale iniziativa di mobilitazione sindacale: l’affermazione, che certamente scatenerà le reazioni dei sindacati di base sta scritta nella relazione annuale della Commissione di garanzia sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali illustrata in queste ore dalla presidente Paola Bellocchi.
Secondo la Commissione, il danno per cittadini e utenti può verificarsi già al momento dell’annuncio di uno sciopero, indipendentemente dalla successiva adesione dei lavoratori. “Il solo annuncio produce effetti immediati e spesso irreversibili sulla regolarità dei servizi”, sottolinea Bellocchi, evidenziando come la trasparenza e la tempestività delle informazioni siano fondamentali per consentire all’utenza di organizzarsi e ai servizi di programmare le proprie attività.
La presidente osserva che il pregiudizio non si limita alla giornata di astensione dal lavoro, ma si manifesta già nella fase comunicativa che precede lo sciopero. Una dimensione del conflitto che, in alcuni casi, si esaurisce interamente sul piano mediatico, anche quando la partecipazione effettiva risulta poi molto bassa o addirittura nulla.
Nella relazione viene segnalato un fenomeno ritenuto sempre più frequente: l’utilizzo della proclamazione dello sciopero come strumento di promozione e proselitismo da parte di alcune sigle sindacali minori, interessate soprattutto a ottenere attenzione mediatica o una presenza formale nei calendari delle vertenze.
Tra gli esempi citati figura il caso dello “sciopero di un minuto” nel comparto scuola (per la verità non ci risultano sciopero con questa dicitura), che la Commissione ha considerato non meritevole di essere inserito tra gli obblighi informativi del “Cruscotto degli scioperi” della Funzione pubblica.
Per contrastare quello che viene definito il fenomeno del “pregiudizio da annuncio”, la Commissione ha confermato una strategia di filtro già adottata negli ultimi anni. In particolare, le aziende erogatrici dei servizi possono essere autorizzate, sotto la propria responsabilità, a non comunicare all’utenza alcune proclamazioni di sciopero quando elementi oggettivi – come la scarsa consistenza associativa della sigla promotrice o un precedente storico di adesioni nulle – fanno ragionevolmente prevedere che l’astensione non avrà un seguito concreto.
L’obiettivo, spiega la relazione, è evitare che i canali di comunicazione pubblici diventino una cassa di risonanza per iniziative prive di reale impatto, tutelando gli utenti da allarmismi ingiustificati e preservando l’efficacia delle informazioni relative agli scioperi che possono effettivamente incidere sulla collettività.