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Sciopero 10 dicembre, adesione al 5,1%, troppo bassa per dare un segnale. Questione di sfiducia?

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Oggi 10 dicembre è la volta dello sciopero del mondo della scuola. Adesione media al 5,1% secondo le prime proiezioni, un dato insufficiente a dare un segnale efficace al Governo sul fronte delle richieste sindacali provenienti da FLC CGIL, UIL Scuola, GILDA, SNALS, COBAS, CUB, Anief.

Sebbene la piazza di Roma sia stata gremita, come hanno testimoniato le riprese del nostro direttore Alessandro Giuliani, che ha seguito il corteo fino a Viale Trastevere, intervistando lungo il cammino i leader dei sindacati, i numeri nazionali medi non lasciano ben sperare. In redazione ci sono giunte notizie di scuole chiuse per carenza di personale, ma le cifre complessive sarebbero dovute essere più significative per mettere sul tavolo del Governo rivendicazioni fortemente condivise.

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Quali le ragioni della bassa adesione?

Abbiamo provato a ragionarci nel corso della nostra diretta, a partire dalle interessanti dichiarazioni di Pietro Bernocchi (Cobas): “Ci sono categorie che in pandemia si sono battute come leoni per ottenere ciò che stavano perdendo – ha dichiarato il leader Cobas -, penso ai ristoratori o ai proprietari degli stabilimenti balneari, mentre la categoria docente è stata sfibrata anche dal punto di vista della dignità del proprio lavoro”.

“Piano piano hanno tentato di far loro credere che svolgono un lavoro di basso interesse sociale, di bassa qualità – spiega -, come se l’obiettivo ultimo dell’insegnamento sia infarinare i ragazzi per consegnarli a un lavoro precario. Ecco, poco per volta il sistema ha introdotto nella scuola il veleno peggiore: la perdita della dignità del proprio lavoro, che è questione culturale e sociale prima ancora che economica,” continua.

Insomma, forse c’è anche una questione di disistima del proprio lavoro, da parte dei docenti, alla base di uno sciopero poco sentito.

Le rivendicazioni dei sindacati

Il rinnovo del CCNL 2019/2021 sotto il profilo normativo e retributivo

  • Il CCNL 2016-2018, già scaduto al 31/12/2018, è stato formalmente disdettato dalle scriventi, ma le risorse stanziate per il rinnovo nella legge di bilancio 2022 sono assolutamente insufficienti per concludere la trattativa. Occorrono inoltre risorse aggiuntive per ridurre il divario esistente tra le retribuzioni del settore, a parità di titoli di studio, alla media di quelle del comparto pubblico e in prospettiva alla media dei paesi europei;
  • la garanzia del consolidamento in busta paga dell’elemento perequativo previsto nei CCNL 2016/2018;
  • la definalizzazione degli aumenti contrattuali eliminando ogni riferimento a: “dedizione all’insegnamento, impegno nella promozione della comunità scolastica e la cura nell’aggiornamento professionale continuo”.
  • la valorizzazione della professionalità docente;
  • lo stanziamento di risorse aggiuntive per finanziarie la revisione dei profili professionali di Dsga, assistenti amministrativi e tecnici e collaboratori scolastici;
  • l’incremento del fondo per la contrattazione integrativa delle istituzioni scolastiche;
  • l’estensione della card docenti al personale precario e al personale educatore ed Ata.

In tema di relazioni sindacali

Va affermata la centralità delle prerogative contrattuali rispetto alla legge come strumento di potenziamento della funzione unificante che il sistema di Istruzione e Ricerca svolge per l’intero Paese. Giudicano inaccettabile l’intervento unilaterale su materie di competenza della contrattazione quali la mobilità, la formazione, la valorizzazione professionale e in generale su tutti gli aspetti attinenti al rapporto di lavoro.

Organici e stabilizzazione precari

  • Proroga al 30 giugno 2022 dei contratti docenti e Ata sul cosiddetto “organico covid”;
  • riduzione del numero di alunni per classe e per istituzione scolastica, come da Patto per la Scuola Governo/sindacati del 20 maggio scorso;
  • apertura immediata del tavolo di confronto, previsto dal Patto per la scuola del maggio scorso, per rendere disponibile in via strutturale e permanente il sistema delle abilitazioni nella scuola ai fini della stabilizzazione del precariato in favore dei precari con almeno 3 anni di servizio e dei docenti già di ruolo;
  • apertura del tavolo di confronto sulla mobilità per superare i vincoli imposti al personale docente e Dirigente.

Personale ATA

  • Indizione del concorso riservato per gli assistenti amministrativi facenti funzione DSGA con tre anni di servizio, compresi coloro che sono sforniti di titolo di studio specifico;
  • incremento l’organico Ata implementando i parametri di distribuzione del personale alle scuole anche in ragione delle sempre più crescenti esigenze di sicurezza con particolare riferimento al profilo di collaboratore scolastico, stante l’intesa Mi/sindacati del 18 maggio scorso;
  • superamento blocco quinquennale ai fini della mobilità dei Dsga neo assunti.

Sburocratizzazione del lavoro e semplificazione

  • Limitare all’essenziale la documentazione relativa ai processi didattici e amministrativi;
  • valorizzare l’autonomia progettuale dei docenti che si esplica nella dimensione individuale e collegiale;
  • snellire i procedimenti amministrativi eliminando confusioni e conflitti di competenza con altri enti pubblici.

Autonomia Differenziata

Superamento di ogni iniziativa di devoluzione delle competenze in materia di istruzione.