Nonostante il doppio ‘no’ dell’Autorità di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali sullo sciopero del 3 ottobre, in solidarietà alla Flottilla e alla popolazione di Gaza, i segnali e le risposte che giungono dai posti di lavoro e dai cittadini sono assolutamente positivi. A dichiararlo, a poche ore dalla giornata di stop generale voluta dai sindacati di base e dalla Cgil, è Cosimo Scarinzi, coordinatore Nazionale Cub Scuola Università Ricerca.
Il sindacalista spiega che “i sindacati di base e, in particolare, la Cub, avevano già chiarito che lo sciopero sarebbe scattato nel momento stesso dell’attacco alla Flottilla, rispondendo ad una domanda di mobilitazione diretta da parte di moltissimi colleghi”.
Il problema – come abbiamo già avuto modo di scrivere – è che anche lo sciopero proclamato nei tempi previsti, attorno al 20 settembre, quello di SiCobas, non risulta “promosso” dalla commissione di garanzia, perché troppo ravvicinato alla protesta del Saese del 10 ottobre.
In ogni caso, l’impressione è che molte piazze si riempiranno.Scarinzi fa l’esempio di Torino: “Alle ore 10 ci ritroveremo in Piazza Palazzo di Città per uno sciopero indetto da Cub, Sgb, Cobas, Cgil, Usb e altri. Da molte scuole ci viene comunicato che verranno gruppi di colleghe e di colleghi, sovente assieme a studenti e genitori: siamo insomma di fronte ad una mobilitazione larga che coinvolge settori importanti della popolazione come abbiamo già verificato in occasione dello sciopero generale del 22 settembre indetto da Cub e Usb, e come ci confermano le occupazioni di molte scuole, i cortei svoltisi in molte città e le mobilitazioni che ci sono state la scorsa notte in tutta Italia”.
Ma perché tanta partecipazione, in particolare dal mondo della scuola, che ci ha abituato ad adesioni agli scioperi tutt’altro che esaltanti? “Siamo di fronte – replica Scarinzi – ad una mobilitazione che si oppone al genocidio a cui assistiamo a Gaza e, più in generale, alla guerra e all’economia di guerra, alla militarizzazione della società, all’attacco delle libertà politiche e sociali, un movimento che non si farà arrestare dalle minacce del governo, dalle precettazioni, dalle sanzioni che vengono minacciate”.
Rimane il fatto che sullo sciopero del 3 ottobre pesa il pericolo dell’illegittimità. “Lo sciopero – ribatte Stefano d’Errico, segretario generale Unicobas – è una forma legittima e puntuale di protesta contro le responsabilità del governo italiano che ha ordinato alla marina militare di abbandonare la Global Sumud Flotilla in acque internazionali a 150 miglia dalla costa di Gaza, dopo averla accompagnata per giorni, consentendo così l’operazione di pirateria messa in atto dal governo di Israele in aperta violazione del diritto internazionale”.
Secondo il sindacalista è una “circostanza, assolutamente unica per specificità e pericolosità, per il rischio al quale sono state sottoposte le vite di cittadini e lavoratori attivi in aspettativa non retribuita imbarcati nella Global Sumud Flotilla, e configura il richiamo alla deroga ai sistemi di preavviso sugli scioperi disposta dall’Art. 2, Comma 7 della L. 146/90”.
D’Errico si oppone, quindi, alla posizione presa dalla Commissione di “garanzia”: parla di “parere illegittimo, perchè contraddice le norme, dimenticando l’archiviazione di un procedimento analogo intentato nei primi anni ’90 contro un analogo sciopero generale tempestivo proclamato senza il preavviso canonico contro l’intervento militare italiano nella guerra del Golfo. Detta archiviazione fu disposta proprio da Gino Giugni, artefice sia dello Statuto dei Lavoratori che della stessa L. 146/90, all’epoca proprio il primo presidente di tale Commissione. Ci opporremo a questa vergognosa disposizione che, col corollario di sanzioni economiche e disciplinari minacciate, mette a rischio – conclude il leader di Unicobas – la stessa esistenza dei sindacati in questo Paese”.
D’Errico, dunque, denuncia “il comportamento del governo italiano che, invece di assumere atti concreti contro la violazione della vita umana, l’uccisione di almeno 70mila civili fra i quali 20mila bambini, il bombardamento di scuole ed ospedali, l’eliminazione di quasi 300 giornalisti, nonché l’uso della fame come arma di guerra, si esime dal diffidare Israele”, che agisce “in acque internazionali minacciando inermi cittadini italiani, europei e di quarantaquattro nazionalità”.
Il sindacalista rivendica, dunque, “sanzioni contro Israele in sede di Unione Europea” e bacchetta anche il nostro Governo, reo di “non interrompere la collaborazione militare e commerciale con lo stato di Israele neanche dopo due anni di massacri indiscriminati”.