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09.06.2026

Scrutini scuola con lo spettro dei ricorsi, solo a Roma aumentati del 25% in cinque anni: i docenti hanno paura di bocciare?

La scuola è finita, è tempo di scrutini. Ormai, però, dietro le decisioni dei docenti si nasconde lo spettro delle possibili critiche da parte delle famiglie in pole position, nella maggior parte dei casi, per avviare ricorsi in caso di brutti voti o bocciature.

Colpa del registro elettronico?

“Arrivano diffide, ricorsi al Tar: contestazioni sempre più frequenti che costituiscono un serio problema per le scuole, che per difendersi devono presentare una documentazione dettagliata – ha spiegato l’anno scorso a Il Messaggero Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma – il fenomeno è aumentato soprattutto negli ultimi 4-5 anni. E credo sia legato all’introduzione del registro elettronico”.

Ecco cosa ne pensa l’avvocato Vincenzo Rienzi, che ha esposto dei dati legati alla città in cui esercita la professione, Roma: “L’introduzione del registro elettronico può aver incentivato un fenomeno che credo però sia legato a un cambiamento dei costumi sociali. I ricorsi amministrativi hanno visto un aumento del 25% circa, negli ultimi cinque anni. C’è una maggiore inclinazione a contestare le valutazioni finali”.

“Si vince e si perde, come in tutte le cause – ha aggiunto l’avvocato – ovviamente non si può contestare davanti al Tar la sola valutazione discrezionale del collegio dei docenti: bisogna comprendere in quali casi la valutazione della scuola va oltre il profilo della discrezionalità, e se entrano in campo dei cavilli formali. In ogni caso, quando vinciamo, quasi sempre il Tar ordina un riesame della valutazione oppure, come nel caso della bocciatura all’esame di maturità, lo fa ripetere”.

Tanti ricorsi dopo la Maturità

“La maggior parte di richieste di intervento è sulla mancata ammissione all’esame – ha detto Rienzi – in particolare, ricorrono le famiglie di alunni che non sono stati ammessi alla maturità perché avevano lievi insufficienze. Laddove, quindi, il confine tra ammissione e non ammissione è molto sottile”.

Gli avvocati, quindi, procedono in via preliminare all’analisi della documentazione: chiedono l’accesso ai registri e ai compiti in classe, valutano le prove di recupero e i giudizi sulle interrogazioni. Considerano sia le pagelle del primo trimestre che le valutazioni finali.

A quel punto, “se quella lieve insufficienza è correttamente documentata dal docente, di norma tendiamo a sconsigliare ai nostri clienti di andare avanti – spiega Rienzi – Al contrario, se notiamo errori, andiamo avanti. Ma solo quando, appunto, siamo sicuri di poter vincere, riteniamo di poter vincere perché verifichiamo la presenza di vizi sui quali il Tar può superare la valutazione della scuola. In quel caso, se si vince il giudizio in sede cautelare, di norma lo studente viene ammesso all’esame con riserva. E, se lo supera, cessa l’interesse alla ulteriore prosecuzione della causa”.

Per vizi formali si intendono anche casi in cui la bocciatura è lecita ma, ad esempio, la scuola non ha avvertito in maniera preventiva la famiglia. Oppure se l’alunno non è stato messo nelle condizioni di recuperare correttamente una o più insufficienze. “Sono tutti aspetti che potrebbero inficiare quel giudizio discrezionale dato in sede collegiale”, ha aggiunto il legale.

Il nodo colloquio

L’ultima prova dell’esame è quella a finire spesso sotto la lente degli avvocati. I cavilli formali, in questo caso, riguardano la formulazione delle domande: “Se una domanda viene formulata in maniera sbagliata e non consente una risposta puntuale; se la domanda non attiene al programma di insegnamento, oppure se dai verbali risulta che il candidato ha risposto in maniera corretta. Bisogna analizzare ogni dettaglio”, ha spiegato Rienzi.

Ricorsi costosi per le famiglie

In tutti questi casi, dunque, la prassi degli avvocati è quella di procedere all’azione legale. In linea generale “è difficile che il Tar dia ragione allo studente quando si tratta di voti insufficienti, a meno che non emergano, appunto, vizi di forma evidenti”. Se si vince, l’alunno potrà accedere alla sessione suppletiva, davanti a una commissione diversa dalla prima. Il tutto, però, ha un costo non irrilevante per le famiglie: qualche migliaia di euro per ogni ricorso. E in alcuni casi non basta il primo appello.

Docenti e dirigenti allenati?

Da anni, ormai, dirigenti e docenti sono “allenati” ad affrontare i possibili ricorsi. “Siamo sempre più attenti nel produrre una documentazione che sia chiara ed esaustiva – ha spiegato una dirigente scolastica – la valutazione è un atto amministrativo, quindi i docenti devono attenersi a un preciso protocollo: un numero sufficiente di interrogazioni, griglie di valutazioni chiare. Poi le contestazioni ci saranno sempre, ma difficilmente uno studente che merita un riconoscimento, non viene premiato. Un figlio bocciato non fa piacere a nessuno, lo capisco. Ma dietro ogni voto c’è un lavoro enorme, portato avanti tutto l’anno, che poi si concretizza con una valutazione collegiale”.

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