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Prima ora - le notizie del 7 settembre

07.09.2026

Scuola il 1° ottobre? Valditara: “Non basta un colpo di penna. Condizionatori? Investiamo più della Francia, altre risorse in Manovra”

C’è ancora troppo caldo per tornare a scuola: questo il grido di docenti e genitori, elevatosi a suon di petizioni. Da vari giorni i sindacati hanno parlato dei problema, acuito dalla mancanza di condizionatori nelle aule.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha cercato subito di dare una risposta attraverso un comunicato: “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico”.

In un’intervista a La Repubblica il ministro ha detto ancora la sua: “C’è un obbligo di legge che impone di svolgere 200 giorni di scuola, ma il calendario è competenza delle Regioni: ciascuna, in base alle esigenze del proprio territorio, può decidere come articolarlo”.

“Non basta un colpo di penna, va coinvolto il mondo della scuola, ma il Governo una cosa l’ha fatta: ha investito con successo — quest’anno altri 300 milioni — sul Piano estate per tenere le scuole aperte per un milione di ragazzi. È una prima, forte, risposta alle necessità delle famiglie e ha coinvolto terzo settore, Comuni, associazioni sportive e culturali, oratori”.

E, sui sistemi di raffreddamento delle aule: “Non dimentichiamo che la competenza su questo settore è degli enti locali proprietari degli immobili. Noi abbiamo destinato 3,7 miliardi di fondi Pnrr all’efficientamento energetico. E, in emergenza climatica, ho stanziato altri 20 milioni che dovrebbero consentire di dotare tutte le aule di dispositivi di raffreddamento. Investiamo più della Francia”.

Valditara ha anche risposto alle critiche sulla cifra stanziata, praticamente circa 50 euro per classe: “Se dal conteggio sottraiamo le scuole già refrigerate, quelle che hanno acquistato dispositivi di raffrescamento in questi mesi e le altre che per posizione geografica non soffrono, la cifra sale di un terzo: quanto basta per dare una prima risposta all’emergenza. Nella prossima legge di bilancio proporrò ulteriori investimenti strutturali. Ma intanto c’è un’altra grande novità per le famiglie”.

“Abbiamo raggiunto e superato il target Pnrr per gli asili nido e le scuole d’infanzia: almeno 150mila posti, disponibili da subito. È una notizia di cui tutti dovrebbero essere soddisfatti. Siamo stati attaccati per mesi da chi sosteneva che non ce l’avremmo fatta. E invece c’è stata una splendida collaborazione fra ministero ed enti locali con un nostro enorme lavoro di coordinamento e supporto. È un risultato molto importante perché è nei primi anni che si possono ridurre le differenze di opportunità”, ha aggiunto.

Le petizioni

Una docente di scuola superiore che lavora in Campania ha aperto una petizione su Change.org per smuovere l’opinione pubblica e chiedere di posticipare il rientro a scuola o perlomeno climatizzare le aule.

Come riporta Ansa, la docente ha presentato un’istanza urgente ai vertici istituzionali nazionali e locali, trasmettendo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una petizione popolare con le quali chiede il posticipo dell’apertura delle scuole.

“Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica”, dichiara la professoressa, per la quale è necessario “un intervento tempestivo delle autorità affinché adottino i provvedimenti di propria competenza per posticipare l’avvio delle lezioni in presenza di evidenti rischi termoigrometrici”.

Della stessa opinione è una mamma palermitana, che ha lanciato un allarme simile: “I nostri figli vanno a scuola per imparare, non per soffrire”.

Le parole dei sindacati

Oggi, 1° settembre, a parlare sono state alcune sigle sindacali. Uil Scuola, ad esempio, ha preso posizione: “Posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni, recuperando successivamente le giornate, può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale”, ha detto Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola, parlando con l’ANSA.

“Gli studi che si occupano del cambiamento climatico dimostrano che i periodi di caldo intenso si stanno allungando e interessano sempre più mesi nei quali le scuole sono aperte, con conseguenze sul benessere, sulla salute e sulla capacità di apprendimento degli studenti, oltre che sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico. Una situazione resa ancora più difficile nelle classi numerose, dove la presenza di molti alunni in spazi spesso non adeguati e scarsamente ventilati può accentuare gli effetti delle alte temperature. Il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane sono ancora prive di sistemi di condizionamento”, ha aggiunto.

“Per questo occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari. Prevenire e non curare, rappresenta la soluzione giusta”, ha concluso il dirigente sindacale.

“Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni, non è possibile fare scuola a queste condizioni: hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla, in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone. Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada; il tema c’è, scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano”, così all’Ansa Gianna Fracassi, segretaria Flc Cgil, come riporta Huffpost Italia.

Il sondaggio della Tecnica della Scuola

Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.

Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).

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