Dal 29 ottobre al 1° novembre la Biennale internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle arriva per la prima volta in Italia. Al centro, la sfida di ri-umanizzare l’educazione tra disuguaglianze, nuove tecnologie e partecipazione democratica.
Che cosa significa educare alla democrazia in una società attraversata da profonde disuguaglianze, trasformazioni digitali e nuove forme di isolamento? E quale ruolo può svolgere la scuola nel formare persone autonome, consapevoli e capaci di vivere insieme? Sono le domande al centro della quinta Biennale internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle, che dal 29 ottobre al 1° novembre porterà a Verona oltre 400 pedagogisti, insegnanti, educatori e operatori sociali provenienti da 20 Paesi.
Per la prima volta l’appuntamento lascia il mondo francofono per approdare in Italia, negli spazi della Gran Guardia e del liceo Montanari. Il titolo scelto, «Ri-umanizzare l’educazione», indica la direzione del confronto: rimettere al centro delle pratiche educative la persona, le relazioni e la partecipazione, senza rinunciare alle opportunità offerte dalle tecnologie, ma evitando che l’apprendimento si riduca a una trasmissione di contenuti o a una successione di prestazioni da misurare.
La Biennale è organizzata dalla Federazione italiana dei Centri di esercitazione ai metodi dell’educazione attiva (FIT CEMEA), dal Movimento di cooperazione educativa (MCE) e dal Polo europeo della conoscenza, rete che riunisce oltre 4.000 scuole e istituzioni educative. Realtà diverse, accomunate dalla convinzione che l’educazione sia uno strumento fondamentale per contrastare le disuguaglianze e costruire una società più libera e inclusiva.
Decisiva è stata anche la decisione dell’assessore all’istruzione Elisa La Paglia che fin dal primo momento ha creduto nella iniziativa e ha dato il supporto del Comune di per la realizzazione di un ricchissimo programma.
Convergence(s), rete transnazionale nata in Francia e oggi presente in 35 Paesi, riunisce movimenti impegnati nella promozione delle pedagogie attive, della scuola pubblica, della libertà d’insegnamento, dei diritti umani e della cooperazione. Il suo approccio si contrappone a modelli competitivi che rischiano di trasformare le persone in numeri, puntando invece sulla valorizzazione delle capacità individuali, sul pensiero critico e sull’apprendimento condiviso.
Il tema non riguarda soltanto i metodi didattici. Una scuola aperta al territorio è anche un luogo in cui si impara a confrontarsi con idee diverse, ad assumersi responsabilità, a esercitare la libertà e a partecipare alla vita collettiva. In questa prospettiva, educare significa interrogarsi sul tipo di cittadinanza che si vuole contribuire a costruire.
Le pedagogie attive, sviluppatesi nel corso del Novecento, hanno messo in discussione la separazione tra teoria e pratica, mente e corpo, emozioni e conoscenza. L’apprendimento non è considerato un processo passivo, ma un’esperienza nella quale chi impara è protagonista, sperimenta, collabora e sviluppa autonomia di giudizio. Un patrimonio che, secondo i promotori della Biennale, può offrire strumenti concreti per affrontare le sfide contemporanee, dalla multiculturalità all’intelligenza artificiale.
«Non siamo spettatori inerti dei cambiamenti in atto nella società in cui viviamo», sottolinea Jean-Luc Cazaillon, portavoce di Convergence(s). La rete lavora nei contesti in trasformazione attraverso esperienze ispirate all’Éducation Nouvelle, con l’obiettivo di individuare pratiche efficaci, condividerle e metterle a disposizione di altre comunità educanti.
Proprio per sottolineare che l’educazione è una questione civile e sociale, la manifestazione si aprirà giovedì 29 ottobre, dalle 17 alle 19 alla Gran Guardia, con un incontro pubblico gratuito, previa iscrizione. L’appuntamento ripercorrerà le origini delle pedagogie attive, mettendo in dialogo le scuole nuove di inizio Novecento, la pedagogia di Célestin Freinet, il pensiero di John Dewey e l’impegno di Janusz Korczak per i diritti dell’infanzia.
In programma anche l’anteprima di un documentario di Benoît Labourdette, regista e pedagogo, dedicato a un’esperienza nella quale i bambini partecipano alla definizione delle regole della vita collettiva, discutono, votano e affrontano i conflitti attraverso la parola. L’obiettivo è riflettere sul passaggio da una disciplina imposta a una responsabilità condivisa, e su come imparare fin dall’infanzia a esprimere la propria voce possa contribuire a formare cittadini capaci di partecipazione, in un dibattito pubblico sempre più segnato da polarizzazione e aggressività.
Da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre, il programma entrerà nel vivo con oltre cento appuntamenti: 60 atelier e 40 testimonianze dedicati a esperienze educative realizzate in contesti differenti. Occasioni per sperimentare pratiche, confrontare metodi e costruire strumenti da riportare nelle scuole e nei territori. Una selezione delle testimonianze sarà accessibile al pubblico, previa iscrizione, venerdì e sabato dalle 15 alle 18.45.
Sono inoltre previsti 22 dibattiti sui cambiamenti che attraversano la scuola, la famiglia e l’educazione nel tempo libero. Tra gli argomenti figurano la formazione degli insegnanti di sostegno, la didattica nella natura, il cibo come strumento educativo, il ruolo dei genitori nella scuola, la collaborazione tra istituzioni e comunità, la prevenzione della violenza di genere, l’insegnamento innovativo della matematica e delle discipline STEM e il plurilinguismo come leva d’inclusione.
La sfida lanciata da Verona è dunque più ampia di un confronto tra specialisti: ripensare l’educazione significa decidere quale spazio dare alla cooperazione, alla responsabilità e alla libertà nella società di domani. Perché la democrazia non si apprende soltanto sui libri: si costruisce ogni giorno, anche attraverso il modo in cui si ascoltano i bambini, si affrontano i conflitti e si prendono decisioni insieme.
Il programma completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito della Biennale: https://biennale2026-convergence.europole.org/partecipare/.