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Prima Ora | notizie del 31 agosto

31.08.2026

Inizio scuola il 31 agosto in Emilia Romagna, al via il progetto: c’è ancora troppo caldo nelle classi?

Qualche settimana fa si è parlato molto della scelta, fatta dalla Regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole volontarie di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale: una decisione, hanno detto i responsabili istituzionali di questa scelta, per venire incontro ai genitori lavoratori.

Da oggi, ultimo giorno di agosto, fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattiche. Il 30 luglio sono stati diffusi dati interessanti in merito alle adesioni.

I dati

Ci sono più di 8.000 iscritti alle attività extrascolastiche organizzate nei 42 Comuni coinvolti nel progetto. “L’elevata adesione che stiamo registrando e la risposta corale confermano quanto questo provvedimento risponda a un’esigenza concreta delle famiglie – affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti -. Vogliamo ringraziare le sindache e i sindaci che, in tempi davvero molto rapidi, hanno lavorato con grande impegno per rendere possibile questa sperimentazione e le istituzioni scolastiche che ospiteranno le attività”.

“Il risultato, ancora provvisorio, di queste prime settimane dimostra il valore di questa iniziativa che, se il bilancio di settembre confermerà nei numeri, vogliamo rendere strutturale dal prossimo anno, estendendola a tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna. È un progetto in cui crediamo fortemente e che ha l’obiettivo di trasformare il tempo prima dell’inizio dell’anno scolastico in un’occasione di crescita e socialità per tutte le bambine e i bambini. Un sostegno concreto alle famiglie che devono sentire sempre al loro fianco le istituzioni: insieme lavoriamo al futuro di comunità sempre più capaci di ascoltare, accompagnare e accogliere”.

Il sondaggio della Tecnica della Scuola

Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.

Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).

I dati Eurydice

Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.

Scuole troppo calde in estate

Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.

Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.

E già a fine maggio, molte città italiane sono state da bollino arancione se non rosso, con temperature fino a 30 e 35 gradi.

Caldo a scuola, è emergenza

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nel frattempo, accoglie con particolare favore la crescente attenzione che organizzazioni sindacali e associazioni stanno dedicando alle elevate temperature negli edifici scolastici e all’insufficiente diffusione dei sistemi di climatizzazione. Il CNDDU segnala da alcuni anni tale criticità e considera significativa l’attuale convergenza del mondo della scuola su una questione che non può più essere ricondotta a un semplice disagio stagionale.

Il CNDDU propone al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l’avvio di un programma nazionale pluriennale per l’adattamento climatico degli edifici scolastici.

“Riteniamo concretamente sostenibile prevedere, quale prima dotazione, un investimento pubblico nazionale di 1,5 miliardi di euro nel triennio, corrispondente a 500 milioni di euro annui, da destinare agli edifici che presentano le maggiori criticità microclimatiche ed energetiche. Non si tratterebbe di determinare anticipatamente il costo della climatizzazione dell’intero patrimonio scolastico, operazione tecnicamente poco attendibile senza una ricognizione edificio per edificio, ma di costituire una massa finanziaria iniziale certa con la quale avviare immediatamente gli interventi prioritari”, scrivono.

Le risorse potrebbero essere assegnate agli enti proprietari sulla base delle condizioni effettive degli immobili e integrate con gli incentivi già disponibili per l’efficienza energetica degli edifici pubblici, compreso il Conto Termico nei casi e nei limiti previsti dalla normativa vigente. In tal modo la capacità di investimento complessiva potrebbe risultare superiore alla sola dotazione statale, evitando al contempo la duplicazione dei finanziamenti.

Il programma dovrebbe partire dall’integrazione dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica con informazioni sulle condizioni microclimatiche, sull’efficienza energetica, sull’esposizione degli ambienti, sulla presenza di sistemi di raffrescamento e sull’adeguatezza delle reti elettriche. La disponibilità di dati omogenei permetterebbe al Ministero e agli enti competenti di determinare le priorità secondo fabbisogni verificabili.

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