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Scuole chiuse nelle zone rosse, il Tar boccia il Governo Draghi: aumento contagi non dimostrato, no alla DaD automatica

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La Presidenza del Consiglio dei ministri entro il 2 aprile dovrà riesaminare le misure che, sulla base del Dpcm del 2 marzo scorso, comportano l’automatica chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado nelle ‘zone rosse’, prevedendo il ricorso alla Didattica a Distanza nelle ‘zone gialle’ e nelle ‘arancioni’: lo ha stabilito la sezione prima del Tar del Lazio, con una doppia ordinanza – la n. 01947 e la n. 00872 del 2021 – cha accolto i ricorsi proposti da un gruppo di studenti e genitori di alunni minorenni di tutta Italia, rappresentati dagli avvocati Valerio Onida e Barbara Randazzo.

Le richieste accolte

I giudici, presidente Antonino Savo Amodio e estensore Lucia Maria Brancatelli, hanno così accolto la domanda cautelare rinviando la discussione di merito all’udienza del 14 luglio.

I giudici hanno accolto le richieste “ai soli fini del riesame da parte della presidenza del consiglio dei ministri delle impugnate previsioni contenute nel Dpcm”.

La tesi accolta

I genitori hanno prodotto, con il ricorso, una serie di “studi scientifici pubblicati da prestigiose riviste mediche” e “reports sui dati di contagio in ambito scolastico rilevati in Toscana e Sicilia, nonché relazioni scientifiche” prodotte “da esperti in epidemiologia, in biomedica e in biostatistica, nelle quali si analizzano in funditus i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità”. Inoltre, si legge ancora nella sentenza, “le analisi fin qui condotte non dimostrano una situazione di aumentata pericolosità a livello di aumento di contagi”.

Ordinanze da adottare solo per alcuni alunni

La doppia ordinanza arriva nello stesso giorno in cui il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha detto che il tasso di crescita dei contagi è diminuito e, dunque, dal 7 aprile sarà possibile aprire le scuole sino alla prima media subito dopo Pasqua. Anche nelle zone rosse, gli alunni fino a 12 anni lasceranno quindi la didattica a distanza per tornare in classe.

L’ordinanza del Tar laziale, dunque, se dovesse avere effetti pratici, stando alle ultime disposizioni, varrà solamente per gli alunni della seconda media in poi.

Priorità alla scuola: una vittoria giuridica

Secondo il Comitato Priorità alla scuola, che lo stesso giorno ha scioperato contro la DaD, la doppia ordinanza del Tar è “una vittoria giuridica importante per tutto il mondo della scuola, che da un anno si mobilita per far rispettare il diritto all’istruzione”.

“Anche le dichiarazioni odierne del primo ministro Mario Draghi – dicono dal Comitato – sono una vittoria parziale ma importante per genitori, insegnanti e studenti perché dovrebbero riportare a scuola migliaia di bambini delle scuole primarie e della prima media. Eppure si tratta anche dell’ennesimo duro colpo al diritto all’Istruzione per i ragazzi dalla seconda media in avanti”.

“Costringere ancora a casa gli adolescenti italiani è una scelta grave e del tutto arbitraria: una soglia che spezza un ciclo delicato come quello della scuola media, annullando almeno 2 anni su 3 per chi la frequenta; una soglia che continua a penalizzare la fascia d’età 14-18, applicando in modo ipocrita e grottesco un presunto principio di precauzione”, concludono da Priorità alla scuola.

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