Registrati
01.10.2026

Smartphone, ce l’ha il 90,7% degli alunni in seconda media e il 75% usa i social: i dati INAPP sull’iperconnessione dei giovanissimi

La diffusione dei dispositivi personali tra i preadolescenti italiani ha raggiunto livelli quasi totali, trasformando radicalmente le abitudini relazionali nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado. È questo il dato centrale che emerge dal Policy Brief intitolato “Proteggere il benessere dei minori. Un’infrastruttura per il monitoraggio delle politiche”, pubblicato dall’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche).

Lo studio analizza i dati empirici di un campione rappresentativo di 4.750 bambine, bambini e ragazzi dai 7 ai 14 anni (Children’s Worlds – Wave 5) mettendo a confronto i loro bisogni con i recenti Piani nazionali di tutela dell’infanzia e della famiglia.

Lo smartphone personale: da eccezione a norma

Se la presenza di computer condivisi e connessione internet casalinga è ormai pressoché universale (superiore al 95%), a mostrare una vera e propria impennata è il possesso dello smartphone personale:

  • In 5ª elementare, possiede un cellulare proprio il 52,7% degli alunni.
  • In 1ª media, la quota sale bruscamente all’87%.
  • In 2ª media, si raggiunge il 90,7%, lasciando di fatto solo un preadolescente su dieci privo di smartphone.

Il boom dei social: iscrizioni al 74,8% e uso quotidiano al 55,3%

A questo diffusissimo possesso dell’hardware corrisponde un’esplosione nell’accesso e nella frequenza di utilizzo delle piattaforme social:

  • Iscrizione ai social network: registra un balzo dal 31,5% in 5ª elementare al 74,8% in 2ª media (circa tre ragazzi su quattro).
  • Uso ad altissima frequenza: la percentuale di dodicenni che usa i social quotidianamente o quasi (7 o più volte a settimana) passa dal 20,4% delle elementari al 55,3% della 2ª media.

Le conseguenze: dipendenza, conflitti e calo del rendimento

I dati evidenziano come l’iperconnessione generi frequenti segnali di sofferenza e difficoltà di gestione tra i minori di 12 anni:

  • Il 32,5% (un ragazzo su tre) dichiara di aver provato a ridurre il tempo trascorso su internet senza riuscirci.
  • Il 25% ammette che l’uso della rete gli crea concreti problemi personali.
  • Il 20,1% riferisce un aumento dei conflitti in famiglia e con i coetanei (tra le ragazze le liti raddoppiano, passando dal 10,4% delle elementari al 19,8%).
  • Il 17,4% rileva un peggioramento nei voti scolastici.

L’impatto sulle relazioni familiari e sulla solitudine femminile

Nonostante oltre il 91% dei minori percepisca cura e protezione in famiglia, l’ingresso nel mondo digitale coincide con una sensibile flessione della qualità del dialogo domestico e sociale:

  • La percezione di essere ascoltati dai genitori scende tra le ragazze dal 79,3% della 3ª elementare al 73,6% della 2ª media (contro il 74,3% dei ragazzi).
  • La sensazione di poter partecipare alle decisioni familiari crolla dal 78% al 67,3%.
  • La soddisfazione per i rapporti d’amicizia cala dall’83,3% al 75,1%.
  • Il senso di solitudine profonda (“spesso, molto spesso o sempre”) in 2ª media riguarda il 25% delle ragazze (una su quattro), a fronte del 16,5% dei maschi.

Anche le forme di prevaricazione cambiano canale: se la violenza fisica a scuola riguarda in prevalenza i maschi (17% contro 5,9%), online sono le ragazze a subire maggiormente forme di esclusione digitale (il 20,7% delle femmine riferisce di essere stata ignorata o esclusa sui social, contro il 14,3% dei maschi).

Le indicazioni dell’INAPP

Di fronte a questi numeri, l’INAPP sollecita le istituzioni ad anticipare la soglia degli interventi di prevenzione e supporto ai 10 anni d’età, prima che la transizione verso le medie consolidi abitudini digitali compulsive.

Come sintetizzato dal Presidente dell’INAPP, Natale Forlani: “L’indagine Inapp conferma la crescita esponenziale e incontrollata dell’utilizzo degli strumenti digitali e dell’accesso ai social da parte dei minori nelle fasi preadolescenziali, con conseguenze negative di varia natura, cognitive e relazionali e con preoccupanti effetti di dipendenza cronica. Urge una presa di consapevolezza collettiva dell’entità del fenomeno e dell’esigenza di contrastarlo con un coinvolgimento organico delle istituzioni, del sistema scolastico e delle famiglie”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate