Il decreto legge n. 170 con cui a fine settembre il Governo ha introdotto il 30% massimo di alunni stranieri per classe non parlanti l’italiano riguarda al momento una ristretta cerchia di allievi non italiani, con interventi da attuare in appena lo 0,13% delle classi. Meno di 500 su 369mila. La percentuale è stata individuata dalla Tecnica della Scuola a seguito delle dichiarazioni rilasciate il 10 ottobre dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nel corso di una conferenza stampa svolta al termine di un incontro tenuto con alcuni dirigenti scolastici e l’amministrazione comunale di Monfalcone, vicino Gorizia.
In terra friulana, il titolare del dicastero bianco di Viale Trastevere ha detto – riferisce l’Ansa – che “in Italia sono quasi 500 le classi che hanno un numero di stranieri appena arrivati che supera il 30%, significa diverse migliaia di ragazzi che in una prospettiva di inserimento dovranno essere iscritti in contesti diversi, ma è evidente che dobbiamo moltiplicare in modo significativo questi numeri. Nelle prossime settimane daremo i numeri esatti”.
Il Ministero, probabilmente, fornirà anche i territori dove sono concentrati molti stranieri che non parlano l’italiano, come la zona di Prato, vicino Firenze, dove è presente in modo massiccio la comunità cinese.
“Certamente la percentuale dei ragazzi stranieri nelle scuole di Monfalcone e in alcune aree del Friuli Venezia Giulia è molto elevata”, ha tenuto a dire Valditara.
In questi casi, ha comunque messo le mani avanti il Ministro, “non è vero che noi deportiamo ragazzi. Questa è una fake news colossale, non è vero che spacchiamo le classi perché si fa riferimento ai nuovi arrivati in corso d’anno. E mi hanno detto i presidi che sono tanti i neo iscritti in corso d’anno che non conosco la nostra lingua”.
Valditara si è quindi detto dispiaciuto “che l’onorevole Schlein continui con bugie: noi non dividiamo tra italiani e stranieri, noi facciamo distinzione fra coloro che conoscono la nostra lingua e coloro che non la conoscono o non la conoscono in modo adeguato, per dare loro una opportunità di integrazione. Forse l’onorevole Schlein non conosce, come gli altri parlamentari di riferimento, il fatto che i ragazzi stranieri hanno ancora in terza media una performance in italiano” che è “un anno indietro rispetto ai ragazzi italiani”.
Il titolare del Mim ha quindi ribadito che non ci possono essere istituti scolastici “per i bianchi e scuole per i neri: questo non può essere il nostro Paese, non lo accetterò mai, noi vogliamo l’integrazione non vogliamo le scuole ghetto. Noi siamo per un paese che cresca unito nella condivisione dei nostri grandi valori universali”.
Quindi, Valditara ha detto che “sentendo i docenti, i dirigenti scolastici e la garante per l’infanzia sono sempre più convinto che quel percorso culturale che abbiamo avviato, quella piccola rivoluzione nel linguaggio, che significa tanto, sia assolutamente giustificato e cioè passare dalla semplice inclusione all’integrazione”.
Perché, ha sottolineato, “l’inclusione non basta, l’integrazione è qualche cosa di molto superiore, cioè vuol dire condividere i valori di una comunità, essere partecipi di una comunità, l’inclusione invece significa accettare che ci siano comunità separate, accettare gli stili di vita, i valori dell’altro anche quando sono antitetici con i valori della comunità di accoglienza“.
Valditara, riferendosi all’incontro svolto con i ds e i politici locali, ha riportato che “tutti sono stati concordi nel dire che manca l’integrazione: anche nelle scuole elementari e medie per certe comunità si vive separati rispetto ai ragazzi e ai bambini italiani. E questo, mi dicevano i dirigenti scolastici, è il primo motivo per cui molti genitori portano in altre scuole di altri comuni i loro figli, perché non si è creata quella comunità, perché molte famiglie, per fortuna non di tutte le comunità, continuano a vivere secondo valori che sono anche più oppositivi rispetto ai nostri“.