A inizio luglio si è discusso in merito alla proposta, decisamente un po’ sarcastica, di portare Temptation Island in classe come strumento didattico per imparare a riconoscere le relazioni tossiche, lanciata dal prof Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano molto seguito sui social, noto per la sua capacità di parlare ai ragazzi con un linguaggio diretto e autentico.
Mentre il programma targato Mediaset che ha tenuto banco tutto il mese di luglio è volto alla sua conclusione, macinando numeri altissimi in quanto a share, una docente, Lucia Annunziata, che insegna presso il liceo “Italo Calvino” di Città della Pieve, ha deciso di dire la sua, parlando della “pericolosità” dello show.
Il post, diventato virale, è una sorta di replica alle parole trionfalistiche del patron di Mediaset Piersilvio Berlusconi all’indomani della messa in onda dell’ultima puntata, lo scorso 29 luglio. Ecco cosa ha detto la docente: “Sono enormi le responsabilità, ormai storiche, delle reti berlusconiane nel normalizzare e consolidare, in un paese già retrogrado come il nostro, una visione distorta delle relazioni tossiche e delle loro dinamiche.
Non riusciremo mai a venir fuori dalla condizione deprimente in cui siamo immersi, se da ogni parte si continua a propinare a masse di concittadini già culturalmente deprivate, la spettacolarizzazione della tossicità attraverso comportamenti caratterizzati da gelosia ossessiva, controllo e possesso estremo, da manipolazione emotiva e colpevolizzazione del partner, da mancanza di rispetto e sdoganamento di insulti e atteggiamenti denigratori tra ‘fidanzati’.
Il tutto potenziato dalla ulteriore manipolazione legata al mezzo televisivo che confeziona ‘ad hoc’ video tagliati e montati appositamente per provocare reazioni esagerate, che costruisce ruoli con lo specifico scopo di creare situazioni di tensione e conflitti a favore di share e che, in definitiva, propone situazioni palesemente false, artificiose e orchestrate dagli autori per creare ‘drammi’ e suspense (!).
Questo genere di offerta nuoce gravemente alla salute mentale dello spettatore medio poiché paradossalmente, in un contesto di apparente emancipazione e disinibizione, diffonde stereotipi e messaggi culturali legati al modello patriarcale: una divisione in ruoli di genere antiquati e possessivi, la riduzione dei problemi di coppia complessi a pura e semplice attrazione fisica, una mercificazione della fiducia di coppia trasformata in una sfida a premio.
Dice: ‘ma è un gioco!’, e li abbiamo visti i risultati di quarant’anni di giochini delle Reti di B. Che ci hanno fatto il lavaggio del cervello e, con la complicità delle Reti RAI (che invece di contrastare hanno assecondato il trend), ci hanno rivoltato come un calzino, consegnando al terzo millennio un popolo più ignorante e lobotomizzato che prìa.
In conclusione, io direi che ‘risultati come questi dimostrano che’ le televisioni berlusconiane continuano ad essere una delle cause della rovina del paese e che Maria De Filippi ne è l’alfiere più pericoloso”.
Il ragionamento di Galiano era partito dai numeri: il programma muove ogni estate circa quattro milioni di spettatori a puntata, con uno share ancora più alto tra i giovani. Lasciare che quelle scene passino come semplice intrattenimento, senza che nessuno aiuti a decifrarle, sarebbe secondo lui un’occasione persa. Perché dentro Temptation Island c’è, a volerlo guardare bene, un catalogo di segnali d’allarme nelle relazioni: minacce vendute come prove d’amore, controlli spacciati per attenzioni, insicurezze scambiate per gelosia, ricatti emotivi travestiti da carattere. “Questa scena, fermata al momento giusto e spiegata bene, varrebbe più di dieci slide sulle relazioni tossiche”, scrive Galiano.
La proposta non è ridere dei protagonisti né fare la morale. È usare quelle immagini per allenare uno sguardo critico: imparare a distinguere un conflitto da una prevaricazione, la cura dal controllo, la passione dal possesso. “Basterebbe un adulto capace di premere pausa e chiedere: ragazzi, chi sta decidendo per chi? Dove finisce la paura di perdere una persona e dove comincia il bisogno di possederla?”. La scuola, conclude Galiano, dovrebbe occuparsi anche di questo: non solo dell’analisi logica delle frasi, ma della logica che certe frasi si portano dietro.