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14.04.2026
Aggiornato alle 11:00

I Cesaroni e la scuola in tv: Mimmo è un docente di sostegno che si scontra con una madre che ha “poca fiducia”. È verosimile?

Ancora scuola in televisione: sono moltissime le fiction in cui il mondo dell’istruzione viene rappresentato e assume un ruolo centrale anche nelle stesse trame dei prodotti televisivi. L’ultimo esempio? I Cesaroni – Il ritorno.

Si tratta della settima stagione, a distanza di dodici anni dall’ultima e a venti da quella di debutto, di una delle fiction Mediaset più popolari degli anni Duemila. Com’è noto al grande pubblico, la serie tratta la vita e le vicissitudini di una famiglia allargata romana, che vive nel quartiere della Garbatella.

I personaggi che fanno parte del mondo della scuola

Le prime due puntate della settima stagione, attesissima, sono andate in onda ieri sera, 13 aprile. Sono tanti i personaggi che gravitano attorno al mondo della scuola: primo tra tutti Rudi, che fa il collaboratore scolastico.

Suo fratello Mimmo, diventato ormai adulto, è diventato un docente di sostegno, alla sua prima esperienza. Quest’ultimo entra in conflitto con la madre di un alunno con autismo, sua collega. Un altro personaggio chiave è Stefania, la dirigente scolastica dell’istituto.

I commenti social

Il personaggio di Mimmo Cesaroni ha attratto molti spettatori: c’è chi vorrebbe un docente come lui, chi ha fatto notare che è praticamente impossibile riuscire a insegnare nella scuola del quartiere in cui si abita.

C’è anche chi ha criticato la “rappresentazione dell’autismo” nella serie. Una cosa è certa: “Fiducia? Poca, molto poca”, queste parole pronunciate da Ines, mamma del bambino con autismo, rivolte al docente di sostegno Mimmo, suo collega, riflettono in effetti l’atteggiamento di molti genitori che non si fidano degli insegnanti.

Ma la scuola è davvero così?

Un professore“, con Alessandro Gassmann nei panni del docente di filosofia Dante Balestra, A Testa Alta con Sabrina Ferilli nei panni di una dirigente scolastica vittima di revenge porn: sono solo gli ultimi esempi di rappresentazione della scuola in tv.

Non sono pochi coloro che hanno visto in queste fiction pochi elementi in comune con la realtà della scuola “vera”. Guardando, ad esempio, la prima serie, sembra che il prof Balestra possa praticamente fare ciò che vuole, con libertà, senza burocrazia, vincoli particolari.

Sostegno a scuola, tutti d’accordo: non funziona

Il sostegno a scuola non funziona, i numeri parlano chiaro: secondo sette docenti su dieci non si fa bene inclusione degli alunni con disabilità a scuola. I problemi, inoltre, sono moltissimi, prima tra tutti la mancata “vocazione” di molti docenti di sostegno, spesso senza specializzazione: a dirlo sei docenti su dieci.

Docenti di sostegno, ci sono novità ma forse non bastano

Questo dato pesa molto in un periodo in cui molti episodi di cronaca fanno credere che occorrerebbe ripensare il sostegno a scuola, mentre alla Camera dei Deputati si discute del cambio di denominazione da docente di sostegno a docente per l’inclusione.

Nel frattempo, l’anno scorso ci sono state importanti novità in materia di reclutamento dei docenti di sostegno, a partire dalla riforma della conferma dei docenti di sostegno (supplenti) da parte delle famiglie ma anche dalla possibilità di ottenere la specializzazione tramite Indire, di cui sta per partire il II ciclo. Ma basta questo per fare bene inclusione a scuola? I problemi, a quanto pare, sono altri.

Per capire meglio gli umori del mondo dell’Istruzione, La Tecnica della Scuola ha lanciato un sondaggio che ha coinvolto in modo diretto 1.070 persone: hanno partecipato 889 docenti, 87 genitori, 9 studenti, 13 dirigenti.

I dati del sondaggio sono inequivocabili: tutti – tra docenti, studenti e genitori – credono che a scuola, non si riesce a fare davvero inclusione. A pensarla così è il 69,85% degli insegnanti partecipanti al sondaggio. Per non parlare dei genitori: hanno espresso lo stesso concetto l’85% degli adulti con figli alunni, anche se va detto che la loro partecipazione all’analisi è stata meno numerosa.

Ma andiamo alle motivazioni: perché l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità non funziona? A quanto pare, la “colpa” è degli insegnanti e a confermarlo sono loro stessi.

L’opzione “docenti di sostegno senza specializzazione che magari fanno sostegno solo per ripiego” è stata infatti la più scelta da tutti: da insegnanti, genitori, anche dalle persone che operano al di fuori del mondo della scuola.

In particolare, a sceglierla è stato il 60,4% dei docenti e l’80,5% dei genitori. A seguire, svetta la presenza di troppi casi di alunni con disabilità certificata, opzione selezionata dal 39% dei docenti. Lo stesso numero di insegnanti ha posto tra i problemi irrisolti quello della “mancanza di fondi per pagare figure esterne, nei casi di disabilità più gravi”.

La “mancanza di collaborazione tra docenti di sostegno e docenti curricolari” è stata invece selezionata solo dal 36% dei docenti.

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