Il più venduto quotidiano italiano affida al giornalista e filosofo Giancristiano Desiderio il corsivo del giorno intitolato Quegli esami che non fanno bene allo studio. Secondo l’autore il nuovo esame di maturità è stato l’eterno ritorno dell’eguale (fatta eccezione per il passaggio della commissione da 7 a 5 componenti) e non ha in sostanza cambiato nulla del sistema napoleonico dell’istruzione.
Così la proposta di Desiderio è chiarissima: “per un eterno ritorno del diverso perché non lasciare l’esame di maturità ma privarlo del valore pratico-legale?”. Il motivo? Perché solo così si salva lo studio.
Tre le conseguenze, tutte positive secondo l’autore.
La prima: l’esame cesserebbe di essere un esame di Stato e sarebbe effettivamente un esame di maturità. Resterebbe il rito di passaggio, la commissione si potrebbe concentrare davvero sulla maturità del candidato visto che il voto perderebbe valore legale e “la scuola ritornerebbe davvero a scuola”.
La seconda: per accedere all’università sarebbe necessario superare un esame specifico legato alla tipologia del corso che si vuole frequentare. Non ci sarebbero problemi di disuguaglianza perché tutti dovrebbero passare attraverso questo percorso che in realtà è già oggi in uso in molte università che non tengono in alcun conto l’esito dell’esame di maturità.
La terza: visto che il pezzo di carta non avrebbe più valore “i concorsi dovrebbero essere organizzati come esami di Stato extrascolastici ossia basati non tanto sui titoli quanto sull’effettivo accertamento delle competenze”. E’ questa, a mio parere, la proposta più interessante perché costringerebbe lo Stato a “organizzare concorsi sapendo cosa cerca”.
Così conclude Desiderio: “come si vede, cambiare la natura degli esami finali della scuola superiore significa realizzare una riforma anche di università e amministrazione. Per chi conosce il sistema napoleonico dell’istruzione non dovrebbe essere una sorpresa. Cambiare gli studi significa mettere mano agli esami, diceva Salvatore Valitutti”.