Si è spento all’età di 84 anni Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e più volte ministro della Repubblica. Tra gli uomini politici pù influenti a cavallo tra la Prima e la Seconda Repubblica, ha rappresentato per anni le istanze secessioniste del Nord Italia, prima di perdere la guida del suo movimento, conquistata da Matteo Salvini, artefice di una svolta nazionalista. Tra i primi a commentare la sua scomparsa, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, esponente della Lega: “A Umberto, coraggioso alfiere della libertà, un ricordo commosso e un grande grazie per aver fondato la Lega, baluardo di democrazia”, si legge in una nota diffusa dal responsabile dell’Istruzione.
Nato nel 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, Bossi aveva ottenuto la maturità scientifica. Iscritto alla facoltà di Medicina dell’Università di Pavia, non aveva mai conseguito la laurea. Negli anni successivi Bossi svolse molte professioni, operaio, perito tecnico, informatico e – per un breve periodo – anche insegnante di materie scientifiche. Nel 1984 fondò la Lega Autonomista Lombarda, primo nucleo della futura Lega Nord. Nel 1987 venne eletto per la prima volta in Parlamento – da qui il soprannome di Senatùr, secondo il dialetto lombardo – e nel 1989 fu acclamato segretario della Lega. Nel 1994, alleato con la Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi, vinse le elezioni politiche. Il rapporto con il Cavaliere durò a lungo, pur tra alti e bassi.
Tra il 2001 e il 2004 Bossi divenne Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione nel secondo governo Berlusconi. Costretto a lasciare la politica a causa di un ictus, nel 2008 venne nominato Ministro per il federalismo, mantenendo l’incarico fino al 2011. L’anno successivo si dimise da segretario della Lega, a causa di uno scandalo legato all’utilizzo del finanziamento ai partiti. Nominato presidente a vita del movimento, continuò l’impegno parlamentare, pur con un ruolo più defilato, e spesso in polemica con il nuovo leader della Lega, Matteo Salvini.
Come ricordato da Tecnica della Scuola, la famiglia Bossi è legata alla scuola per una vicenda risalente al 2014. In quell’anno infatti chiuse la scuola “Bosina” di Varese, nata nel 1998 da un progetto educativo di area leghista promosso da Manuela Marrone, moglie Umberto Bossi, insegnante elementare originaria della Sicilia. Dopo alcune polemiche sui finanziamenti pubblici ricevuti – con anche un’indagine sulla stessa Marrone, poi archiviata – l’istituto venne posto in liquidazione e successivamente interruppe le attività per mancanza di studenti.