Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Luigi Mariano Guzzo, professore di Diritto e religione nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa in merito alle parole di oggi, 22 settembre, del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sul rischio di “fuga dei bianchi” dalle scuole.
«Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri». Quando questa mattina ho letto l’intervista che il ministro Valditara ha rilasciato al Corriere della Sera parlando del rischio di una “fuga dei bianchi” dalle scuole ho immediatamente pensato a questa frase di don Lorenzo Milani. Suggerisco vivamente al ministro, e prima ancora alla Presidente del Consiglio, di riprendere in mano gli scritti del Priore di Barbiana. Ci si renderà conto che la vera frattura sociale non è quella tra italiani e “stranieri”, ma tra chi ha opportunità e chi non ne ha, tra chi è avvantaggiato e chi è svantaggiato. La scuola deve essere prima di tutto per questi “ultimi”. “Ultimi”, per davvero, sia chiaro, al di là della carta di identità o del passaporto. E questi ultimi possono avere genitori italiani, un solo genitore non italiano, entrambi i genitori non italiani. Questi ultimi possono anche non essere nati in Italia. Non ci riguarda, non può riguardarci. Perché tra i i nostri banchi priorità hanno a che fare con la povertà educativa, con la marginalità sociale, con la mancanza di sostegni e di opportunità, non certo con il colore della pelle!
Tra le lezioni più importanti e laiche dei nostri tempi c’è anche quella di un altro prete, il vescovo don Tonino Bello, che parlava di una “convivialità delle differenze”. Ecco, la scuola può essere immaginata come quel “banchetto” intorno al quale i diversi siedono insieme. Ben lontani, dal focalizzarci sulle percentuali delle appartenenze etniche, ci si rende facilmente conto le differenti appartenenze rappresentano una ricchezza. Una ricchezza da valorizzare con appositi strumenti educativi, a livello pedagogico.
Se un genitore sceglie di spostare la figlia o il figlio da una scuola perché in quella scuola ci sono troppi “stranieri”, non si può assecondare una simile decisione. Al contrario è necessario agire a livello culturale – pure con l’introduzione di appositi strumenti giuridici – per non continuare a favorire la logica della divisione, della paura, dell’odio.
Allora, di fronte ad una politica che alimenta la percezione di una separazione inevitabile, oggi le maestre e i maestri, le professoresse e i professori, le dirigenti e i dirigenti hanno il dovere di resistere. Sì di resistere, ricordando che di inevitabile nella scuola c’è solo l’incontro, mai lo scontro.
Luigi Mariano Guzzo, professore di Diritto e religione nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa