Si complica (e non poco) la vicenda del tetto del 30% di stranieri nelle classi.
In una intervista rilasciata al Corriere il ministro Valditara fornisce qualche dato e anticipa anche le soluzioni che potrebbero essere contenute nel provvedimento allo studio del Governo.
Le classi in cui ora si “sfora” il tetto del 30% sarebbero 34mila, il 10% circa del totale, un numero che non dice molto perché andrebbe analizzato su base territoriale: in alcune regioni la percentuale è di pochi punti mentre in altre aree del Paese è di molto superiore e alle volte va ben al di là del 50%.
Il Ministro ha anche spiegato che il tetto si rifersce agli stranieri che non conoscono la lingua italiana e che quindi possono avere difficoltà ad inserirsi nella classe e nella scuola.
Ma questo aspetto, anziché semplificare la vicenda potrebbe ulteriormente complicarla: come fare infatti per stabilire quali alunni potranno utilmente partecipare alle lezioni senza “rallentare” il ritmo della classe come sostengono i fautori del tetto?
E poi Valditara ha anche detto che bisogna evitare che i “bianchi” fuggano dalle scuole dove ci sono troppi stranieri, lasciando intendere che per stranieri si debbano intendere nordafricani, senegalesi, cinesi e indiani.
Sembra insomma che ucraini, romeni e moldavi non entrino nel conto.
Ma c’è di più: il Ministro ha già detto che gli stranieri in sovrannumero potranno essere spostati in scuole vicine e, se non sarà possibile, potranno esserci delle deroghe; insomma la legge sarà applicata con “flessibilità” (magari, aggiungiamo noi, anche in relazione alla disponibilità degli enti locali che potranno dichiarare l’impossibilità di adottare le regole ministeriali).
Assisteremo forse ad una “integrazione” a doppia velocità che potrà variare a seconda delle diverse “sensibilità” politiche e culturali del territorio.
Resta però curioso l’accenno ai “bianchi”; se in corso d’anno due bambini tedeschi che non conoscono l’italiano arrivano in una classe dove già sono presenti una dozzina di stranieri potranno essere accolti o dovranno essere spostati in un comune vicino?
Ovviamente, per ora si tratta solo di parole più o meno in libertà, ma fra pochi giorni bisognerà passare ai fatti e saranno dolori.
Tralasciando, per il momento, una questione normativa di non poco conto: il Governo pensa ad un disegno di legge o un decreto legge?
Nel primo caso non è detto che il Parlamento riesca ad approvarlo prima della fine della legislatura, mentre nel secondo caso gli uffici del Quirinale e lo stesso Presidente della Repubblica potrebbero non essere d’accordo sul fatto che la materia venga regolata da un decreto legge che, come dice la Costituzione, dovrebbe essere riservato ad atti urgenti e non affrontabili in altro modo.
Insomma, il percorso non è per nulla semplice e scontato ed è bene aspettare ancora qualche giorno per capire come sarà affrontato e risolto.