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06.08.2025

Un dirigente: “Non si può più pensare a un modo standard di insegnare. La scuola deve adattarsi ai ragazzi, non il contrario”

La scuola va rinnovata? Sì, e a dirlo sono alcuni degli stessi protagonisti, coloro che ogni giorno lavorano per mandarla avanti. Uno di loro, un dirigente scolastico di un liceo di Milano, in una intervista rilasciata a Il Giorno, ha spiegato qual è la strada da intraprendere.

“Vengono mosse troppe critiche ai giovani, ma l’aumento dei disagi, come quelli legati all’ansia, sono una realtà tangibile. Anche quest’anno durante la maturità ci sono stati casi di studenti che, pur con molte sofferenze, hanno affrontato l’esame con grande forza. Voglio ragazzi forti e coraggiosi e, se non lo sono, il compito della scuola è aiutarli ad esserlo”, ha esordito.

“La scuola a volte può essere una gabbia”

Insomma, a dover essere rinnovata è la didattica: “La scuola deve adattarsi a loro, non il contrario. Non possiamo più pensare a un modo standard di insegnare. L’emergere di patologie come il disturbo dell’attenzione dimostra che ognuno è fatto diversamente. La scuola a volte può essere una ‘gabbia’ per chi ha un funzionamento diverso, in particolare il liceo classico. Stiamo cercando di personalizzare l’insegnamento, trovando strategie per un approccio meno rigido e più empatico. I ragazzi di oggi sono sensibili e svegli, ma hanno bisogno di strumenti per far emergere le loro capacità”.

E, sugli episodi di scena muta alla maturità: “Non ho riflettuto a fondo su questo fenomeno, ma credo che non si dovrebbe mai arrivare a una situazione del genere. La scuola ha il dovere di evitare che accada. Immagino un esame in cui i ragazzi possano mostrare davvero quello che hanno fatto, valorizzando il loro percorso, e non limitandosi a una prova sterile”.

Una preside: “I docenti si aggiornino, la didattica trasmissiva non funziona più” 

Ma quali sono i problemi della scuola? Verso dove si dovrebbe andare? Dopo aver sentito una docente, commissaria interna all’esame di maturità quest’anno, a favore della protesta, abbiamo sentito l’opinione di una dirigente scolastica di Novara, Barbara Maduli, anche lei nel mondo della scuola da ben 35 anni, ex docente di lettere. A lei abbiamo chiesto se possa esistere una ricetta, o almeno uno spunto per cambiare la scuola.

“Evidentemente la didattica trasmissiva non funziona più. Ma ormai da tempo. L’ideale sarebbe poter avere uno stile di insegnamento di tipo laboratoriale che permetta agli studenti di diventare protagonisti del setting di apprendimento. Senza dubbio il docente deve aggiornare la sua cassetta degli attrezzi”.

“Il docente deve arrivare a capire che non basta più trasmettere un sapere, ma bisogna curare due aspetti molto importanti che sono quelli della comunicazione e della relazione empatica. Deve fare un’altra cosa molto importante: incoraggiare tutti i suoi studenti, far capire loro che sono al centro della sua attenzione e del suo interesse, minimizzando i loro errori ed esaltando i loro successi. In sintesi: gli insegnanti devono far capire ai loro studenti che sì, le difficoltà ci sono, che il percorso di crescita e apprendimento è impegnativo, ma che ce la possono fare, che loro sono lì, presenti, ogni giorno, e che camminano al loro fianco, per aiutarli e sostenerli. Solo così gli insegnanti potranno ‘insegnare’ veramente, ossia imprimere un ‘segno’ positivo nei loro studenti, promuovendo la loro autostima e auto-efficacia e facendo emergere il loro potenziale nascosto. Solo così potranno diventare, a tutti gli effetti, leader educativi, facilitatori efficaci e punto di riferimento valoriale nelle loro classi. Io per arrivare a elaborare una mia idea, una mia visione della scuola che possa essere a 360°, una visione olistica che tenga conto di tutti i fattori che entrano in gioco nel rapporto pedagogico, didattico ed educativo e nelle relazioni reciproche all’interno della scuola, ho fatto un percorso mio personale, che mi ha portato a conseguire un master triennale di counseling a orientamento gestaltico esperienziale, presso il CIG (Centro Italiano Gestalt) e adesso sto per laurearmi in psicologia”, queste le sue parole.

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