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21.08.2026

Vannacci e il patriarcato mediterraneo, Valditara non usa mezzi termini: “È una sciocchezza, simbolo della subordinazione”

L’estate 2026 è stata purtroppo costellata da femminicidi. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha detto la sua oggi, 21 agosto, in una intervista a La Stampa, discutendo di quanto si può fare prevenzione a scuola con le misure messe in campo dal Governo.

Ecco le sue parole: “Credo che il problema vada affrontato in modo più ampio e non solo quando accade un femminicidio. Attiene al ruolo, alla valorizzazione della donna nella nostra società, al suo rispetto. Bisogna partire da qui, senza affrontare la questione in modo ideologico. Noi siamo il primo Governo che ha introdotto come obbligatoria l’educazione al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia”.

Poi, la frecciatina al generale Vannacci: “Per fortuna il patriarcato non esiste più come istituto: nel 1975 è stato cancellato dal nostro ordinamento giuridico. Spero che non ci sia qualcuno che abbia in testa di rilegittimarlo. Il ‘patriarcato mediterraneo’ è stato il simbolo per eccellenza della subordinazione della donna ad un marito ‘padrone’. L’idea del patriarcato mediterraneo è una sciocchezza”.

Valditara si riferisce al concetto espresso dal generale Vannacci, leader di Futuro Nazionale, nelle sue linee programmatiche. Ecco cosa si dice nel documento: “Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante ‘lotta al patriarcato’ è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della ‘società patriarcale’ va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne. A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del ‘patriarcato mediterraneo’, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società”.

I chiarimenti di Valditara

“Nelle nuove linee guida sull’Educazione civica è prevista l’educazione al contrasto della violenza, di qualsiasi genere. Tutto questo è stato ribadito nei nuovi programmi scolastici sia del primo che del secondo ciclo, dall’infanzia fino alle superiori. La risposta delle scuole è stata molto buona, nel primo anno di applicazione quasi la totalità degli istituti, da Nord a Sud, ha inserito questi percorsi. È falso quello che dice l’opposizione e cioè che manca un’educazione al rispetto. Le prove ci sono, è tutto facilmente verificabile”.

“Non sono solo 36 ore di educazione civica. Un’altra novità è che questi temi verranno affrontati in via interdisciplinare in tutte le materie. Anche la questione del consenso informato delle famiglie è fuorviante. Il consenso non riguarda quello che è contenuto nei nuovi programmi: quindi l’educazione sessuale in senso biologico, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere, che viene insegnata fin dalla materna. Questa è la realtà di ciò che abbiamo fatto”, ha chiarito.

“Quello che abbiamo cercato di contrastare con il consenso informato sono le teorie sull’identità di genere che non c’entrano nulla col rispetto della donna né con il contrasto alla violenza di genere e riguardano il fondamento solo culturale o anche biologico della identità. Noi abbiamo previsto obbligatoriamente il tema delle pari opportunità e della valorizzazione del ruolo della donna. Questa è la vera grande sfida: improntare la nostra società al rispetto. E questa educazione innerva tutti i programmi, quindi quando si fa la lezione di italiano si tocca anche la questione della violenza sulle donne, lo stesso quando si fa storia o scienze o un’altra materia. È un’autentica rivoluzione culturale che deve essere conosciuta prima che criticata”.

Ma che competenze hanno i docenti sull’educazione all’affettività? Ecco la risposta di Valditara: “Un’ulteriore novità sta in questo: per la prima volta abbiamo incaricato Indire, di cui fanno parte psicologi e pedagogisti, di formare i docenti sull’educazione al rispetto, a relazioni corrette, all’empatia e al contrasto della violenza di genere. È un progetto finanziato con 3,1 milioni di euro e sono già 4.800 le scuole coinvolte”.

Un’estate segnata dai femminicidi

Tra luglio e il 19 agosto sono almeno otto le vicende in cui gli inquirenti hanno contestato, riconosciuto o stanno ancora valutando l’ipotesi di femminicidio: da Luigia Fortunato, uccisa a Loreto dal marito, a Tania Sperindio nel Riminese, fino a Dafne Rebaudo a Roma, Daniela Florea a Torino, Tania Terrin nel Veneziano e Joanna Rouissi a Colleferro, uccisa a coltellate davanti a uno dei figli. A questi si aggiunge il caso di Ornella Forastefano, morta dopo un’aggressione in Calabria, e quello di Carmela Bifano, per cui l’ipotesi di femminicidio dovrebbe ancora essere accertata dall’autopsia.

Non esiste ancora un conteggio ufficiale dell’estate 2026, ma la sequenza ravvicinata di casi, insieme ai tentati femminicidi registrati in Sardegna, Calabria, Catania e nel Bresciano, restituisce un quadro che gli esperti definiscono difficile da ignorare.

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