Sette docenti su dieci sono stati almeno una volta nel corso della loro carriera vittime di aggressioni da parte di genitori dei propri alunni: un dato agghiacciante che emerge da un sondaggio mirato della Tecnica della Scuola che, anche attraverso molte testimonianze raccolte, ha provato a dare l’idea della portata di un fenomeno che è praticamente, purtroppo, all’ordine del giorno.
La Tecnica della Scuola ha chiesto ai suoi lettori: vi è mai capitato di subìre un episodio di violenza da parte di genitori? Si è trattato di violenza verbale o fisica?
Nelle testimonianze raccolte emerge, purtroppo, un pattern: i docenti sono quasi sempre presi di mira dopo rimproveri, voti bassi, note assegnate. Come? Minacce più o meno velate, liti durante i consigli di classe, malelingue nelle chat.
Come vengono minacciati di solito gli insegnanti? I genitori, secondo quanto raccolto dal sondaggio, premono molto sulla minaccia di lamentarsi con il dirigente scolastico. Ma andiamo ai dati.
Il sondaggio ha coinvolto 606 insegnanti: il 46,2% dal Nord, il 23,1% dal Sud, il 19% dal centro e l’11,7% dalle isole. A partecipare sono stati perlopiù insegnanti della scuola secondaria superiore, quasi il 50%, seguiti da insegnanti della secondaria di primo grado e poi della primaria e dell’infanzia.


Il dato che emerge dal sondaggio è alquanto inquietante: il 73,8% degli insegnanti interpellati dice di essere stato vittima di violenza da parte di genitori nella propria carriera. Praticamente sette insegnanti su dieci, davvero un fenomeno all’ordine del giorno.

Tra i tipi di violenze sui docenti spicca quella verbale, di cui è stato vittima l’89,3% degli insegnanti. Sorprendentemente comune anche la violenza “digitale” perpetrata attraverso chat, social, malelingue sul web: le vittime sono state 113, il 25,2% del totale. Solo il 5% dei docenti risulta essere stato vittima di violenza fisica.

Alcuni dei docenti che hanno partecipato al sondaggio, 303, hanno anche lasciato delle testimonianze in cui hanno raccontato episodi di violenza da parte dei genitori. Quello che hanno scritto, in molti casi, sembra davvero assurdo.
Il fil rouge? I genitori “perdono la pazienza” soprattutto di fronte a rimproveri o voti che loro considerano consoni, sempre con l’obiettivo di “proteggere” o difendere i propri figli. Eccone alcune:
Ci sono casi in cui la violenza è stata perpetrata fuori dalla scuola, invadendo di fatto anche la vita privata e sociale del docente: “Sono stata avvicinata al supermercato da una madre furiosa perché le avevo chiesto, da coordinatrice, di rinnovare la certificazione di dislessia della figlia, che pretendeva in seconda superiore di proseguire indisturbata con una certificazione della quinta primaria. Gli stessi genitori mi avevano mandato una diffida tramite avvocato per lo stesso motivo”.
Molte sono state le minacce o le diffamazioni subìte di presenza o a distanza:
“Telefonata di minaccia esplicita a seguito di bocciatura del Consiglio di classe. La zia dell’alunno si è spacciata per la madre. Il giorno dopo la famiglia affrontata a scuola con l’appoggio dell’intero Consiglio di classe e dei vicari”.
“Ho ricevuto una telefonata intimidatoria da parte di un genitore che mi chiedeva di togliere dal registro elettronico un voto negativo che avevo assegnato alla figlia”.
“Messaggi diffamatori per sgradevoli sia espressi direttamente che alle mie spalle o ad altro personale scolastico”.
“Sono stato minacciato di aggressione fisica per una nota a un’alunna che aveva alzato le mani a un’altra. Sono stato aggredito verbalmente a un consiglio di classe dalla rappresentante dei genitori, sono stato bersagliato da mail strategiche in cui mettevano in dubbio le mie valutazioni e i miei metodi. La misura è colma, occorre una legge che metta un muro definitivo tra famiglie e scuola. Non c’è alcuna collaborazione né dialogo, è una guerra continua. Basta”.
“Madri che minacciano di far fare un provvedimento disciplinare al preside perché la ragazzina ha pianto in seguito ad un rimprovero e ad una sua ammissione di colpa (aveva rubato nella borsa della collega in classe); madri di alunni con legge 104 che non comprendono che non spetta al docente né di sostegno né curricolare di fare assistenza igienica all’alunno”.
“Sono stata accusata da un padre irascibile, e che minacciava azioni conseguenti, di avere pregiudizi sul figlio, per avergli erogata una nota disciplinare per il continuo comportamento scorretto del ragazzo. I genitori si sono presentati a scuola, senza preavviso, in un giorno diverso da quello del ricevimento ufficiale, urlando e minacciandomi. Si sono ridimensionati quando ho chiesto al collaboratore scolastico di chiamare i Carabinieri”.
Per non parlare di quando i genitori minacciano i docenti di rivolgersi al dirigente scolastico:
“La violenza non è solo indiretta, ma anche subdola..velate minacce di rivolgersi alla preside, maldicenze sulle chat dei genitori”.
“Un genitore mi ha accusato con lettera scritta al dirigente di aver rimproverato e incitato il figlio a svolgere le attività didattiche durante le ore di lezione. Un altro genitore aggressione verbale all’uscita dalla scuola”.
“All’uscita da scuola, raccontando al genitore che il proprio figlio aveva aggredito fisicamente un compagno, il genitore mi ha aggredita verbalmente dicendo che noi insegnanti non avevamo vigilato sufficientemente sul figlio, che, a suo dire, era vittima di bullismo in classe, da parte dei compagni”.
“Durante l’incontro scuola famiglia un papà mi ha urlato addosso perché, dopo numerosi inviti alla figlia a sottoporsi alla verifica orale, inviti alla quale la ragazza si è rifiutata di presentarsi per tutto il primo quadrimestre, adducendo varie scuse, era scattata una valutazione pesantemente negativa. Il padre in questione urlava dichiarando che ‘quella è una valutazione e la ragazza non è stata interrogata quindi non può ricevere una valutazione'”.
“Uno mi ha aspettato al parcheggio, un altro all’incontro scuola famiglia, calunnie sui gruppi WhatsApp non quantificabili”.
Ci sono state anche testimonianze di aggressioni fisiche: “Un papà, giunto alla fine dell’ orario di ricevimento, quando già stavo andando via, mi ha strattonato, spinto contro il muro e toccato oltre misura, proferendo, sottovoce, frasi sconvenienti e che nulla avevano a che vedere col rendimento del figlio. Poi, fortunatamente, nel corridoio si è sentito qualcuno camminare, così lui si è allontanato dicendo: ‘un’altra volta riprendiamo il discorso’. Son rimasta talmente sconvolta che non ho mai avuto il coraggio di parlarne con nessuno”.
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Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dal 18 al 27 febbraio 2026. Hanno partecipato 606 insegnanti. Il sondaggio non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.