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Aggiornato il 26.03.2026
alle 17:06

Violenza a scuola, più di uno studente su due ha paura e dice sì ai metal detector

L’accoltellamento di una docente da parte di un alunno in provincia di Bergamo riaccende il dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici italiani. Secondo un’indagine condotta da Skuola.net, il 53% degli studenti delle scuole secondarie non percepisce più la propria scuola come un luogo sicuro. Il restante 47%, pur riconoscendo la gravità dell’episodio, ritiene che si tratti di casi limite che non alterano la percezione complessiva di sicurezza nel proprio istituto.

Metal detector e controlli: i ragazzi dicono sì

Di fronte all’escalation di episodi violenti, il Governo ha risposto con una direttiva congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero dell’Istruzione, che apre alla possibilità di controlli rafforzati negli istituti a rischio. Nei contesti segnalati per spaccio o comportamenti violenti, i dirigenti scolastici potranno richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine, autorizzate a effettuare verifiche agli ingressi con scanner manuali e metal detector. Una misura che trova ampio consenso tra gli studenti stessi: il 28% si è dichiarato «molto favorevole», ritenendo che la sicurezza fisica debba avere la «priorità assoluta», mentre un ulteriore 40% si è detto «abbastanza favorevole», considerando i controlli un deterrente utile soprattutto nelle aree a rischio. Sul fronte delle perquisizioni personali, il 37% darebbe «carta bianca» alle Forze dell’Ordine in caso di pericolo concreto, il 32% le accetterebbe ma con tutele specifiche, come la presenza dei genitori, e il 31% ammetterebbe solo controlli su zaini e oggetti personali.

Decreto Sicurezza: l’84% dei giovani approva le nuove norme

Alle misure emergenziali si è affiancato il Decreto Sicurezza, che inasprisce le pene per chi porta coltelli o armi da taglio, estende il cosiddetto Daspo urbano ai minori di quattordici anni e introduce strumenti di contrasto alle baby gang, includendo anche la sfera digitale. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, i giovani non vivono queste norme come un’imposizione: l’84% degli studenti interpellati da Skuola.net ha espresso parere favorevole al provvedimento. Essendo spesso vittime dei propri coetanei, i ragazzi chiedono regole certe e sanzioni severe. Un orientamento che trova eco anche sui social: sotto l’ultimo post Instagram di Skuola.net dedicato al caso di Bergamo, molti utenti hanno scritto: «Metal detector subito all’ingresso, senza sicurezza non si può studiare in pace», e ancora: «Piena solidarietà alla prof, gli insegnanti non sono tutelati e noi studenti nemmeno».

I ragazzi chiedono educazione e prevenzione

Nonostante il sostegno alle misure repressive, gli studenti indicano una strada diversa come soluzione strutturale. Se potessero decidere come investire sulla sicurezza, il 47% punterebbe su educazione e prevenzione, attraverso corsi obbligatori su gestione della rabbia, legalità e affettività. Il 25% chiede un supporto psicologico stabile, con sportelli d’ascolto accessibili negli istituti. Solo il 23% considera risolutivi gli strumenti tecnologici come telecamere e vigilanza privata, mentre il 5% auspica un patto educativo più solido che coinvolga attivamente le famiglie, con sanzioni disciplinari rieducative.

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