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Aggiornato il 22.11.2025
alle 15:24

Violenza contro le donne, per il ministro Nordio “il maschio non accetta parità, il suo codice genetico fa resistenza”. Boldrini: falso, sono radici culturali

Hanno fatto clamore le dichiarazioni sulla violenza contro le donne rilasciate dai ministri Nordio e Roccella: durante la Conferenza internazionale contro il femminicidio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha detto, tra le altre cose, che “il maschio non accetta la parità, il suo codice genetico fa resistenza”.

Nordio: nel suo subconscio l’uomo trova sempre resistenza

“Se andiamo a guardare la storia dell’umanità, vediamo che purtroppo, salvo rare eccezioni, è un continuo dominio maschile”, ha sottolineato Nordio aggiungendo che “tutto questo ha comportato una sedimentazione anche nella mentalità dell’uomo, intendo proprio del maschio, che è difficile da rimuovere perché è una sedimentazione che si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità. Quindi anche se oggi l’uomo accetta, e deve accettare, questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio, nel suo codice genetico trova sempre una certa resistenza”.

Tra i commenti contrariati al pensiero del ministro Nordio, spicca quello di Laura Boldrini deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo: “Alla vigilia del 25 novembre – dice Boldrini – il ministro Nordio pensa bene di spiegarci che la violenza degli uomini sulle donne è una questione iscritta nel DNA maschile. Chissà come l’hanno presa tutti quelli che all’indomani di un femminicidio si premurano di specificare che “non tutti gli uomini” sono violenti”.

Secondo la dem, ex presidente della Camera, quella di Nordio è “un’affermazione non solo grave, quella del ministro, ma anche falsa. Buona solo a ignorare la complessità del fenomeno che, come dimostrano decine di studi, ha radici culturali profonde, non biologiche”.
Secondo Boldrini, poi “Nordio si contraddice sostenendo che per combattere la violenza degli uomini sulle donne serve la prevenzione sul piano culturale. E su questo siamo d’accordo. Ma allora deve spiegarlo al suo collega Valditara e alla sua collega Roccella che invece continuano a non volere vedere il nesso tra educazione al rispetto e violenza degli uomini contro le donne. E per questo non vogliono introdurre l’educazione all’affettività e alla sessualità fin dai primi anni di scuola”.

In realtà, conclude Boldrini, “la violenza si combatte con misure di prevenzione, con l’educazione, la formazione e investendo le risorse necessarie a dare una risposta adeguata a questa piaga sociale. Tutto quello che non abbiamo ancora visto da questo governo”.

E’ duro anche il giudizio di Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 stelle dal 2022, la quale ha detto che “dopo aver demolito la giustizia, garantito impunità ai soliti noti, liberato uno stupratore di bambini e preso a modello Gelli, Nordio ci regala un’altra perla. La prossima sarà propagandare Lombroso? Se questo è un ministro…”.

Roccella: non c’è correlazione tra educazione sessuale e calo femminicidi

La ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha invece dichiarato che, alla resa dei conti, “non c’è correlazione tra educazione sessuale e un calo dei femminicidi”, ponendo quindi più di qualche dubbio rispetto all’efficacia dell’insegnamento, anche a scuola, dei valori legati al rispetto dell’altro, a partire dalle donne.

Roccella a tenuto a dire che “se vogliamo parlare di educazione sessuo-affettiva ne parliamo, ma lateralmente, perché se guardiamo ai Paesi dove da molti anni è un fatto assodato – come per esempio la Svezia per dire quello più noto al mondo – non c’è correlazione con una diminuzione dei femminicidi: la Svezia ha più violenze e più femminicidi di noi”. E aggiunge: “Non voglio criminalizzare la Svezia, ma non c’è una correlazione fra l’educazione sessuale a scuola e una diminuzione di violenze contro le donne. Quindi possiamo parlarne, ma non mettiamole insieme”.

Secondo Irene Manzi, responsabile nazionale Scuola del Pd, quelle della ministra Roccella sono frasi “fuorvianti e non supportate da un’analisi seria dei dati. Richiamare la Svezia come esempio negativo, senza considerare il contesto culturale, sociale e normativo, significa ridurre un tema complesso a un argomento ideologico”.

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