Sembrava una sospensione come tante altre, ma si sarebbe trasformata in un boomerang per la scuola. Potrebbe essere riassunta così la vicenda avvenuta nella provincia autonoma di Bolzano, dove un’alunna di una scuola secondaria di primo grado era stata sospesa per un presunto episodio di bullismo. Le motivazioni, tuttavia, sarebbero state poco chiare, dunque il Tar ha annullato la misura, condannando la scuola a rimborsare la famiglia con duemila euro.
A riportare la storia è il Corriere della Sera, secondo cui il Tribunale amministrativo regionale “ha annullato la sospensione di due giorni inflitta a gennaio di quest’anno a una studentessa di una terza media in lingua italiana e ha condannato l’istituto a pagare alla famiglia duemila euro di spese legali, oltre agli altri oneri di legge”. I giudici, scrive ancora la testata, “hanno ritenuto violati il diritto di difesa e il principio di imparzialità nel procedimento disciplinare. La famiglia, assistita dall’avvocato Hans-Magnus Egger, aveva contestato la genericità delle motivazioni e il mancato accesso tempestivo agli atti”.
Al centro della vicenda, si legge ancora nell’articolo, “ci sarebbe un presunto episodio di bullismo in classe nei confronti di un compagno. In merito era intervenuta anche la Commissione bullismo e cyberbullismo”. Secondo i genitori, però, “alla figlia erano stati contestati genericamente ‘episodi inappropriati al contesto scolastico’, senza indicare con precisione quali comportamenti le venissero contestati e a quali date si riferissero”. Una carenza nelle motivazioni, appunto, che è stata alla base del ricorso contro la sospensione da parte dei genitori dell’alunna.
La famiglia, conclude il Corriere, “aveva lamentato di non aver potuto conoscere in tempo la documentazione utilizzata dalla scuola per adottare la sanzione che, oltretutto, sarebbe arrivata senza avvertimenti precedenti o comunicazioni. In sintesi la difesa sostiene che l’alunna sia stata sospesa di punto in bianco per due giorni”. Contestazioni che sono state accolte dal Tar.