La scuola in cui era iscritto il giovane Paolo, studente suicida a quattordici anni lo scorso settembre, a quanto pare “a causa” degli atti di bullismo subìti, non smette di far parlare di sè. Dopo che, a seguito dell’ispezione ministeriale, la dirigente scolastica e alcune docenti sono state sospese per qualche giorno, c’è stata una protesta da parte di studenti e genitori.
Come riporta ll Corriere della Sera, c’è stato addirittura un corteo, il 2 febbraio, con tanti striscioni e la lettura di due comunicati – uno a nome dei genitori e l’altro degli studenti. Eloquenti gli slogan: “Siamo persone, non notizie”. E ancora “Studenti contro il linguaggio mediatico”. Molti per contestare il racconto emerso in questi mesi, accennando anche alla solidarietà verso il 14enne scomparso: “Giustizia vera per Paolo”.
Al culmine della manifestazione, la lettura di due messaggi, quello della rappresentante dei genitori, che vede nella manifestazione “un importante esercizio di cittadinanza attiva e di spirito critico; allo stesso tempo desideriamo esprimere il nostro dolore più profondo per la tragica scomparsa di Paolo: è una perdita che ci addolora come genitori ma soprattutto come comunità educativa”.
E quello degli studenti: “Siamo qui per difendere la nostra preside e le due docenti tutte e tre raggiunte da un ingiusto provvedimento di sospensione. Noi studenti vogliamo dire con chiarezza che siamo in disaccordo con le sanzioni che sono state prese nei confronti della preside”. Alla manifestazione ha partecipato anche il sindaco di Fondi Beniamino Maschietto.
Come riporta Il Messaggero, il fratello del ragazzo, venuto a conoscenza della protesta, ha inviato una lettera al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per dire la sua.
Ecco le sue parole: “La scuola deve essere preservata da ogni forma di strumentalizzazione”. Nel testo, il fratello segnala “un comportamento lesivo del ruolo istituzionale della scuola pubblica”, contestando l’uso della funzione dirigenziale “per organizzare una manifestazione a tutela di una posizione personale, con il coinvolgimento degli studenti e la conseguente sospensione delle attività didattiche”. Una scelta che, scrive, rischia di incrinare “imparzialità, responsabilità e tutela del diritto allo studio”.
La nota degli studenti parla di corteo “pacifico e responsabile” per difendere una dirigente ritenuta “punto di riferimento” dopo mesi difficilissimi. “Un simile comportamento – aggiunge – rischia di compromettere la credibilità della scuola pubblica, che deve rimanere luogo neutrale di formazione, educazione civica e rispetto delle regole, nonché presidio di crescita culturale e morale degli studenti”. Episodi del genere, conclude, arrecano “un danno significativo all’autorevolezza dell’istituzione scolastica e rendono opportuna una riflessione attenta sull’uso corretto delle prerogative connesse ai ruoli di responsabilità educativa”.
Molto spesso casi di bullismo si verificano a scuola, luogo in cui gli studenti passano gran parte delle loro giornate. Spesso si chiamano in causa, come negli ultimi giorni, docenti e dirigenti scolastici, accusati di non aver vigilato, di non essersi accorti di situazioni di disagio.
Per questo, La Tecnica della Scuola ha voluto fare chiarezza con un focus, per capire quali obblighi ha il personale della scuola, cosa si rischia in caso di mancata segnalazione.
Abbiamo cercato di capire cosa prevede la nuova legge contro il bullismo voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la n. 70 del 2024: cosa è cambiato? Cosa deve fare ogni scuola? Cosa dicono le linee guida in merito, che non vengono aggiornate dal 2021? Concretamente, cosa deve fare un docente che si trova davanti ad un caso di bullismo? Quali obblighi hanno i dirigenti scolastici?
Inoltre, abbiamo cercato di capire cosa aveva messo in atto, prima del suicidio di Paolo, la sua scuola, al momento oggetto di ispezione da parte del Ministero.
Nell’immaginario collettivo, purtroppo, il bullismo è considerato spesso alla stregua di una ragazzata. Così non è, spiega l’avvocato Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico. Le responsabilità degli studenti che si macchiano di questi comportamenti possono essere penali e civili, coinvolgendo anche le famiglie. Quanto ai docenti e ai dirigenti scolastici, sono legate principalmente alla vigilanza e all’omessa denuncia.