Qualche giorno fa abbiamo trattato il caso del tribunale civile di Lecce, che ha condannato il dicastero di Viale Trastevere a risarcire con 6mila euro un ragazzo che, tra il 2015 e il 2017, è stato vittima di bullismo da parte dei compagni di classe in un istituto scolastico della provincia di Lecce.
I giudici – ha scritto La Repubblica – hanno ritenuto la scuola responsabile dell’accaduto per non aver vigilato e tutelato il minore impedendo situazioni di pericolo. Il giovane, che oggi ha 21 anni e va all’Università, ha detto la sua al quotidiano.
“È stato di gran lunga il periodo più brutto della mia vita. In classe ero costantemente preso di mira dai miei compagni anche per la mia disabilità motoria. Mi facevano di tutto: mi sputavano, mi aggredivano, mi attaccavano le gomme sullo zaino. In tante occasioni, sono anche finito in ospedale”, ha detto.
Il ragazzo era purtroppo solo: “Ero isolato. Mi sentivo solo. In classe non ero compreso e confortato. Anche le mie compagne si giravano, molto spesso, dall’altra parte e, a volte, diventavano più cattive degli stessi bulli. Gli insegnanti erano sempre presenti, ma come dico da anni avevano le fette di prosciutto sugli occhi. Vedevano quel che mi succedeva ma non rimproveravano mai i miei aggressori. Anzi. Se osavo lamentarmi, mi dicevano di smetterla perché altrimenti avrebbero punito me. In due anni e mezzo ho cercato di avere un contatto con loro ma davanti ho trovato solo un muro. A volte mi dicevano che le ferite e i lividi me li procuravo da solo. Ed era una cosa che mi dava tanto tanto fastidio”, ha aggiunto amaramente.
“Non volevo più andare a scuola. Mangiavo e vomitavo. Ho rischiato di diventare bulimico. Avevo paura di uscire di casa per il timore di incontrare i bulli per strada. E questi problemi avevano intaccato anche la mia salute. I disagi psicologici li avevo somatizzati. Alcune mattine misuravo la febbre e per il timore di dover andare a scuola arrivava a 38. Poi, gradualmente, la temperatura si abbassava quando capivo che sarei rimasto a casa. Ho chiesto un supporto psicologico che, devo dire, si è rivelato fondamentale”.
Ecco cosa farebbe se incontrasse gli ex compagni: “Se mi passassero di fianco e mi salutassero non li guarderai in faccia. Sono persone che mi hanno fatto soltanto del male e non posso dimenticare il dolore che mi hanno procurati. Alcuni di questi ragazzi li ho anche visti. Mi hanno salutato ma nessuno mi ha mai chiesto scusa. E lo stesso comportamento hanno adottato gli insegnanti. Per me, quella è una parentesi chiusa della mia vita”.
Molto spesso i casi di bullismo si verificano a scuola, luogo in cui gli studenti passano gran parte delle loro giornate. Spesso si chiamano in causa, come negli ultimi giorni, docenti e dirigenti scolastici, accusati di non aver vigilato, di non essersi accorti di situazioni di disagio.
Per questo, La Tecnica della Scuola ha voluto fare chiarezza con un focus, per capire quali obblighi ha il personale della scuola, cosa si rischia in caso di mancata segnalazione.
Abbiamo cercato di capire cosa prevede la nuova legge contro il bullismo voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la n. 70 del 2024: cosa è cambiato? Cosa deve fare ogni scuola? Cosa dicono le linee guida in merito, che non vengono aggiornate dal 2021? Concretamente, cosa deve fare un docente che si trova davanti ad un caso di bullismo? Quali obblighi hanno i dirigenti scolastici?
Inoltre, abbiamo cercato di capire cosa aveva messo in atto, prima del suicidio di Paolo, la sua scuola, al momento oggetto di ispezione da parte del Ministero.
Nell’immaginario collettivo, purtroppo, il bullismo è considerato spesso alla stregua di una ragazzata. Così non è, spiega l’avvocato Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico. Le responsabilità degli studenti che si macchiano di questi comportamenti possono essere penali e civili, coinvolgendo anche le famiglie. Quanto ai docenti e ai dirigenti scolastici, sono legate principalmente alla vigilanza e all’omessa denuncia.