Nella giornata del 4 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto con il quale ha autorizzato l’assunzione in ruolo di:
• 48.504 docenti di cui 13.860 di sostegno,
• 6.022 docenti di religione cattolica,
• 44 educatori,
• 347 dirigenti scolastici
• 10.348 unità di personale ATA.
Se il numero delle immissioni in ruolo autorizzato dal Consiglio dei Ministri, per l’anno scolastico 2026/2027, è da considerare efficace, di fatto, non risponde al bisogno reale della scuola italiana che, purtroppo, vive da anni una condizione di precarietà strutturale e una cronica instabilità sul sostegno tanto da dover ricorrere a docenti senza specializzazione.
Dall’analisi delle problematiche che interessano il sistema scolastico italiano, emergono delle riflessioni sulle immissioni in ruolo autorizzate, pur numericamente rilevanti, di fatto, non risolvono almeno i seguenti tre aspetti strutturali:
• Distanza tra i posti autorizzati e quelli effettivamente scoperti;
• Fabbisogno di docenti di sostegno che supera ampiamente le disponibilità di docenti specializzati, in questo senso le nuove assunzioni, pur significative, rischiano di essere assorbite dal turnover e dall’aumento delle certificazioni;
• Personale ATA spesso dimenticato, nonostante il sovraccarico d’incombenze amministrativi e gestionali cui dare seguito per esaudire le richieste fatte alle scuole autonome.
Le dichiarazioni non bastano a soddisfare le esigenze della scuola fondate su un lavoro quotidiano di supplenze, quando non vietate dalla normativa, ricorsi, assegnazioni provvisorie e gestione di organici spesso insufficienti.
La scuola si governa con la tempestività dei concorsi, la qualità delle procedure, la stabilità normativa, la programmazione pluriennale degli organici, la formazione dei docenti, la semplificazione amministrativa, è su questi terreni che si misura il reale interessamento per l’istituzione scolastica.
Le immissioni in ruolo per l’anno 2026/2027 rappresentano un passo avanti, ma non possono essere considerati la soluzione definitiva ai problemi scolastici, infatti, pensiamo che le assunzioni annunciate non saranno sufficienti a garantire un funzionamento efficiente ed efficace di tutto il sistema, evitando di ricorrere annualmente a un numero di supplenti elevatissimo.
La vera sfida dovrebbe consistere nel trasformare la scuola da sistema che tampona le emergenze a sistema che programma, prevede e stabilizza.