C’è ancora apprensione per lo stato di salute del piccolo di sei anni caduto da un terrazzino della sua scuola, a Genova. L’alunno, seguito da una docente di sostegno, sarebbe rimasto solo per venti minuti: da qui la tragedia.
Il padre del piccolo, di origine straniera, si è sfogato ai microfoni del giornale locale Primo Canale: “Mio figlio è stato abbandonato. Doveva essere guardato, invece è precipitato per tre metri e ora lotta tra la vita e la morte”, ha detto.
La caduta è stata vista da una passante, che ha subito allertato l’istituto con le sue grida. In pochi minuti è intervenuto il 118, che ha trasportato d’urgenza il bambino con l’elisoccorso all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. Ecco come è stato avvisato il padre: “Quel giorno stavo lavorando in zona, intorno alle 12 ho ricevuto un messaggio: ‘Si è fatto male, lo stanno portando al Gaslini’. Lì per lì ho pensato avesse battuto la testa, si fosse rotto qualche osso o fosse scivolato… mai avrei immaginato di trovare mio figlio in fin di vita. Ho provato a ricontattare la maestra che mi aveva scritto, ma niente. Sono arrivato all’ospedale e dopo cinque minuti ho scoperto cosa fosse successo. Non ho mai neanche parlato con la Polizia”.
“Doveva essere guardato. Lunedì, per il primo giorno di scuola, avevo anche spiegato che ogni tanto lui scappa, come fanno molti bambini, quindi sapevano come fosse la situazione”, ha aggiunto.
Abbandono di minore. Questa l’ipotesi di reato dell’inchiesta relativa alla caduta del bambino di sei anni dalla finestra di una scuola, a Genova giovedì 18 settembre. Il piccolo è rimasto gravemente ferito, ed attualmente grave in prognosi riservata in ospedale ma stabile.
Secondo La Repubblica, il piccolo, con disabilità, sarebbe rimasto da solo per ben venti minuti. Tutto il tempo che gli ha permesso di salire un piano di scale, aprire la porta del terrazzino e cadere giù facendo un volo di ben cinque metri.
Il fascicolo al momento è a carico di ignoti, anche perché ricostruire esattamente come sia stato organizzato quel giorno non è semplice. Occorre ricostruire con esattezza quale fosse l’organizzazione interna della sezione “Res” (Risorse Educative Speciali”), dedicata ad alunni bisognosi di un sostegno sia educativo che medico-assistenziale.
Una sezione piccola, formata da 13 bambini, dove non si tengono le classiche lezioni frontali perché ciascun alunno segue il proprio percorso, che comunque comprende anche momenti di condivisione. Com’è stato ricostruito, il giorno dell’incidente il docente di sostegno del bambino era in malattia; a quanto sembra, però, quantomeno formalmente non sarebbe stato individuato alcun docente specifico in sua sostituzione.
Dunque occorre chiarire se, una volta preso atto dell’assenza dell’insegnante in malattia, il resto del corpo docente abbia deciso di seguire collegialmente il bimbo poi precipitato, oppure se siano stati delegati gli “Oss” o “Osa”.