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06.10.2026

Boom di proteste di studenti a Roma: “Facciamo come in Francia”. I motivi? Classi pollaio, docenti precari, caro libri

Tanti studenti in Italia, soprattutto a Roma, hanno intenzione di emulare i loro coetanei d’Oltralpe. Lo slogan scelto, come riporta La Repubblica, è Les blocages, in segno di solidarietà con le proteste studentesche che da due settimane animano la Francia.

I motivi? Ci sono, intanto, “le classi sovraffollate, spesso con docenti precari, in edifici definanziati”.

Poi c’è “la crisi sempre più dura, con il costo della vita in continuo aumento che strozza le famiglie, mentre i salari sono fermi da vent’anni”.

E “tutto questo — raccontano gli studenti e le studentesse — ricade su noi: il prezzo dei libri è sempre più alto e il diritto allo studio sta scomparendo”. Da qui la scelta dell’agitazione, anche a costo di “bloccare la città, come ci hanno insegnato le compagne e i compagni francesi. Non possiamo non essere al centro del dibattito e portare le nostre istanze a chi ci sta rubando il futuro, ma soprattutto il presente”.

Una protesta dal basso, che nelle prossime settimane potrebbe anche portare alle prime occupazioni dopo quelle di ieri a Torino.

Oggi, infine, una delegazione della Rete degli Studenti Medi sarà a Parigi al fianco dei coetanei francesi in occasione della giornata di mobilitazione nazionale. “Le rivendicazioni degli studenti francesi sono le nostre — dice il coordinatore regionale della Rete, Simone Montori — a Roma come a Parigi affrontiamo governi che rispondono ai giovani con tagli e precarietà”.

Le immagini che circolano in rete

Nelle piazze francesi, tra le proteste degli studenti per le condizioni della scuola pubblica, i docenti si sarebbero fatti scudo per proteggere i ragazzi. Lo mostrerebbero diversi video che circolano in rete: gli insegnanti, uniti, sono scesi in piazza a sostegno dei loro studenti e hanno formato una catena umana per difenderli con i propri corpi da eventuali attacchi.

I filmati mostrerebbero i docenti uniti nel proteggere gli studenti. In molti istituti, secondo le cronache, gli insegnanti sono scesi in piazza al fianco dei ragazzi, spiegando di voler sostenere «una battaglia legittima». Le scene si inserirebbero in un clima di forte tensione.

Scuole chiuse e scontri

Lunedì 5 ottobre tra 400 e 500 scuole superiori sono rimasti parzialmente o totalmente chiuse, ha spiegato il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray, dopo una settimana di scontri tra polizia antisommossa e studenti. Secondo il ministro, 24 scuole sono state incendiate o saccheggiate dall’inizio della protesta. L’Ansa riporta almeno 5.000 arresti, soprattutto di adolescenti, e decine di feriti tra studenti e insegnanti. I sindacati hanno invitato i docenti a scioperare e per martedì 6 ottobre sono previste altre manifestazioni. Già il 1° ottobre gli istituti coinvolti erano oltre 300, da Parigi a Marsiglia, e i fermati 1.763, per il 90% minorenni, con 83 tra poliziotti e gendarmi feriti.

Perché protestano

Tutto è iniziato a Saint-Denis, nella banlieue nord di Parigi, dove gli studenti descrivono la scuola come simbolo dell’abbandono della scuola pubblica nelle periferie: topi negli edifici, muri che si sgretolano, servizi igienici degradati, insegnanti assenti e non sostituiti. Le richieste degli studenti riguardano più risorse, la sostituzione dei docenti assenti, classi meno affollate e maggiori investimenti. Secondo l’Unione degli Studenti, la causa è il deterioramento delle condizioni nelle scuole superiori.

@ilprogressista Gli insegnanti francesi con i loro corpi difendo i propri studenti dalle cariche della polizia. In Francia, docenti si tengono per mano e formano cordoni di protezione davanti alla polizia. Grazie a chi manifesta insieme ai ragazzi e alle ragazze, mettendosi in mezzo per proteggerli. Difendere i propri studenti significa anche difendere il loro diritto a farsi ascoltare. Le proteste, partite dalle periferie di Parigi, questa settimana hanno coinvolto oltre 1.200 licei. Si chiedono insegnanti, classi meno affollate, edifici sicuri e risorse per la scuola pubblica. Perché il quartiere in cui nasci non dovrebbe decidere quanto vale la tua istruzione e quali possibilità avrai domani. In diverse proteste la polizia ha risposto con lacrimogeni e proiettili di gomma, con manifestanti anche gravemente feriti. Docenti sono scesi in strada per sostenere le richieste degli studenti e proteggerli. A chi chiede una scuola migliore servono risposte, investimenti e ascolto. Il diritto a manifestare va tutelato. ✊ Tu hai un professore che si metterebbe in mezzo a una carica della polizia per proteggerti? #Francia #Studenti #Docenti #ScuolaPubblica #protesta #GenZ #IlProgressista ♬ audio originale – @ilprogressista

La solidarietà della Flc Cgil

La Flc Cgil ha espresso solidarietà e profonda preoccupazione, condannando sia la guerriglia sia l’uso di manganelli e forza come unica risposta del governo, e ha esteso la vicinanza a docenti e personale scolastico coinvolti o feriti negli scontri. Secondo il sindacato, le ragioni della protesta restano sacrosante: edifici scolastici degradati, carenza di docenti, orari insostenibili e crescenti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione superiore, frutto di politiche neo-liberiste note anche in Italia. La Flc sostiene l’appello dei colleghi francesi, guarda con attenzione allo sciopero e alla mobilitazione di martedì 6 ottobre e ribadisce che i problemi della scuola si risolvono con investimenti e ascolto, mai con la forza.

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