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Prima Ora - Notizie del 29 luglio

29.07.2026

Ondata di caldo, Pacifico (Anief): “A scuola c’è personale over 65 che durante le allerte meteo è considerato a rischio salute. Perché?”

Si parla ancora di ondate di calore che si sono verificate durante i periodi di lezioni a scuola o esami. Il sindacato Anief ha lanciato nuovamente l’allarme relativo alle estenuanti condizioni di lavoro dei docenti in questi casi, stavolta evidenziando il fattore età.

“Una delle contraddizioni della scuola è quella di tenere in classe personale con oltre 65 anni, lo stesso che però secondo il Ministero della Salute durante le allerte meteo è considerato a rischio salute e quindi inserito tra le categorie con comportamenti limitati: quello che viene da chiedersi è perché, invece, nella scuola questi dipendenti devono comunque lavorare senza climatizzatori durante le ondate di calore e a quasi 40 gradi? Chi si assume la responsabilità?”. A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Secondo Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato autonomo, “prima di pensare ad anticipare l’apertura delle scuole occorre climatizzare le scuole: fare didattica non è come stare al parco giochi. Occorre prevenire i colpi di calore del personale, anche dei collaboratori scolastici, come pure degli alunni. Come sindacato che tutela i lavoratori e chi opera nella scuola, riteniamo che non sia possibile una variazione del calendario scolastico che preveda lezioni d’estate”.

“Sarebbe una pazzia solo pensarlo con queste ondate di calore. Bisogna prima allestire ambienti attrezzati, sani e sicuri, con climatizzatori, dove potere fare didattica in condizioni dignitose: lo ripeto, la scuola non è un parcheggio. Piuttosto – conclude il leader dell’Anief –, se proprio si volesse andare a rivedere il calendario settimanale per preservare gli stessi giorni di lezione, bisognerebbe iniziare a ottobre e chiudere a fine maggio”.

Il calendario scolastico è da modificare?

Si parla spesso della possibilità di ristudiare il calendario scolastico: va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.

La scuola è destinata quindi a rimanere immobile ai cambiamenti sociali? Al momento pare di sì, nonostante c’è chi si batte da tempo per cambiare il calendario scolastico. Questo è il caso del duo di mamme attiviste Mammadimerda, che anni fa ha lanciato una petizione che chiede l’apertura delle scuole anche nei mesi di giugno e luglio con attività extra scolastiche e conseguente rimodulazione delle pause durante l’anno.

I dati Eurydice

Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.

Scuole troppo calde in estate

Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.

Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.

E già in questi giorni, a fine maggio, molte città italiane sono da bollino arancione se non rosso, con temperature fino a 30 e 35 gradi.

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