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09.04.2026
Aggiornato alle 16:17

Dad a maggio? Quasi la metà dei docenti a favore, 8 su 10 farebbero collegi online: didattica penalizzata ma la benzina costa troppo – Esiti sondaggio

La Didattica a distanza, tanto osteggiata durante e dopo il periodo Covid, non sembra essere disdegnata dagli insegnanti così come ci si potrebbe aspettare: quasi tre docenti su cinque sarebbero favorevoli all’attivazione della didattica a distanza in caso di aggravamento della crisi energetica.

Questo quanto emerge da un sondaggio della Tecnica della Scuola somministrato a studenti, docenti e genitori all’indomani dell’ipotesi paventata in ambienti sindacali nel weekend di Pasqua.

I dati del sondaggio

Il sondaggio ha coinvolto in modo diretto 1.655 persone: hanno partecipato 1.403 docenti, 142 genitori, 45 studenti, 17 dirigenti.

I dati sono molto interessanti: di fronte alla domanda “Sei d’accordo con la possibile introduzione della Dad a scuola a causa della crisi energetica?“, la maggioranza dei docenti si è detto contrario. Ma non si tratta di una preferenza schiacciante, anzi: è più un testa a testa.

Il 52,82% dei docenti rifiuta l’idea di tornare alla Dad, o comunque non la ritiene una misura adeguata da applicare. Il 46,40% invece sì, forse spinto dalla necessità di risparmiare, magari, la benzina per recarsi al lavoro. Non si può quindi dire che l’umore dei docenti sia definito in modo chiaro.

Anche se le percentuali non sono statisticamente significative, gli studenti che hanno partecipato al nostro sondaggio sono a favore della Dad: caso opposto per quanto riguarda genitori e dirigenti.

Un altro dato è particolarmente rilevante: abbiamo chiesto, solo ai docenti, di esprimere la loro opinione rispetto al possibile svolgimento, almeno, dei collegi docenti online per gli ultimi adempimenti di maggio e giugno.

Qui la tendenza è chiara: l’88,95% degli insegnanti si dice favorevole, praticamente 4 su 5.

Le opinioni: docenti pendolari penalizzati

Ecco alcune delle opinioni raccolte a caldo da parte dei partecipanti al sondaggio:

“Non sono a favore per la DAD a causa degli aspetti negativi emersi durante il Covid”.

“Favorevole alla DAD perché sono pendolare”.

“I colleghi precari non sempre sono pagati con regolarità e alcuni spendono una fortuna in carburante”.

“La Dad non è certamente la modalità migliore per poter fare una didattica efficace”.

“Non può essere penalizzata sempre la scuola”.

“Il caro benzina, e il contestuale aumento di tariffe per trasporto, grava notevolmente sulle tasche di chi come me viaggia e percorre lunghe distanze per recarsi a lavoro”.

“Ci sono tanti insegnanti pendolari che non hanno rimborsi per gli spostamenti”.

“Evitare pesanti ripercussioni sul completamento delle attività scolastiche”.

“La scuola è l’ultimo luogo da chiudere. L’esperienza passata ha fatto tanti e tali danni, in termini di didattica e di salute mentale, che stupisce che simili proposte possano essere ancora avanzate, dai sindati per giunta”.

Cosa ne pensano gli studenti?

Dal punto di vista degli studenti, un sondaggio di Skuola.net rivela che la maggioranza (65%) è contraria a tornare dietro uno schermo, percependo la DaD come un modello didattico poco efficace e un trauma legato all’isolamento sociale già vissuto durante la pandemia.

Esiste tuttavia una minoranza del 35% favorevole alla misura, motivata principalmente da ragioni economiche: per molti pendolari, infatti, anche in questo caso, studiare da casa rappresenterebbe un risparmio vitale di fronte all‘aumento dei costi dei trasporti e della benzina, oltre a offrire vantaggi pratici come una maggiore flessibilità quotidiana.

L’ipotesi

L’ipotesi avanzata in ambienti sindacali ha scosso il mondo della scuola e non solo: a causa della crisi energetica si profila il possibile ritorno alla Didattica a Distanza (Dad) nel corso di quello che è stato definito “lockdown energetico“. 

Nel corso di una recente intervista al Corriere, il ministro della difesa Crosetto non ha usato mezzi termini. Alla domanda se esista il rischio concreto che tutto si blocchi, la risposta è stata netta: “È ciò che si teme. Non tutto ma molto”. Il riferimento è alla tenuta delle forniture energetiche, messa a rischio dall’escalation militare nel Golfo.

Se la crisi energetica dovesse aggravarsi molti settori potrebbero chiudere. Qualora nelle ultime settimane la situazione dovesse peggiorare, ci potrebbero essere ripercussioni per la scuola.

Dal Ministero il 7 aprile è arrivato immediato un secco “non è una misura contemplata nel piano del governo”, quindi, per il momento le scuole resteranno aperte. Lo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara lo ha confermato ad Adnkronos.

Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dall’8 al 9 aprile 2026. Hanno partecipato 1.665 lettori. Il sondaggio non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.

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