Sono stati identificati gli account Telegram delle persone che erano collegate alla diretta durante l’aggressione alla professoressa di italiano di 66 anni, ferita a coltellate venerdì scorso in una scuola media di Centocelle, a Roma. Come riportato da Repubblica, i carabinieri sono riusciti a risalire all’identità digitale di quattro o cinque utenti presenti online mentre il 13enne aggrediva la docente. Ora l’obiettivo degli investigatori è associare quei nickname a nomi e cognomi e chiarire il ruolo avuto dagli utenti collegati alla diretta.
L’indagine, coordinata dalla Procura per i minorenni, è condotta dai carabinieri della compagnia Casilina con il supporto dei militari del Ros, impegnati negli accertamenti informatici. Gli investigatori stanno analizzando gli account individuati per ricostruire la rete di contatti del tredicenne e capire chi ci fosse dietro i profili utilizzati durante la diretta.
Il 13enne, studente della terza media, aveva utilizzato il proprio smartphone per trasmettere l’aggressione. Secondo quanto ricostruito, prima di entrare in aula si era preparato in bagno e poi aveva colpito la docente con tre fendenti alla spalla. Il ragazzo indossava un caschetto dotato di supporto per il cellulare, che era acceso durante l’azione.
Tra gli elementi al vaglio della Procura c’è anche un account TikTok che, il giorno successivo all’aggressione, avrebbe diffuso il filmato accompagnandolo con un commento in cirillico. Gli investigatori stanno cercando di identificare anche il titolare di questo profilo e di ricostruire i collegamenti con il 13enne.
L’indagine punta quindi a comprendere se dietro la diffusione delle immagini e i contatti online ci sia una rete organizzata e se qualcuno possa avere avuto un ruolo nell’istigazione del ragazzo. Gli accertamenti riguardano anche possibili collegamenti con ambienti suprematisti presenti sul web. Il 13enne, ancora ricoverato in psichiatria infantile al Policlinico Umberto I, aveva mostrato negli ultimi mesi un progressivo isolamento e una forte presenza online. Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire, attraverso i dispositivi e gli account, l’ambiente digitale nel quale il ragazzo si muoveva.