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Famiglia del bosco attacca l’Italia in una tv australiana: “Dovremmo accettare compromessi per mettere a nostro agio gli altri?”

“Dovremmo accettare compromessi per mettere a nostro agio gli altri?”. È la domanda, più che retorica, rivolta ai giudici italiani davanti alle telecamere di 60 Minutes, storico programma di approfondimento della televisione australiana. Come riporta Il Corriere, la famiglia nel bosco, al centro del caso giudiziario che da mesi divide l’opinione pubblica italiana affida alla tv internazionale la propria versione dei fatti e lancia un appello: riavere i figli, allontanati quattro mesi fa su disposizione del tribunale per i minorenni dell’Aquila.

Il trasferimento dall’Australia al bosco abruzzese

La coppia, trasferitasi in un piccolo centro dell’entroterra abruzzese per abbracciare uno stile di vita rurale e autosufficiente, racconta la propria quotidianità senza filtri. Mostra la casa in pietra, gli arredi essenziali, le soluzioni artigianali. Ammette l’assenza di uno scarico tradizionale, sostituito da un sistema di compostaggio per risparmiare acqua. Una scelta ecologica diventata, sostengono, simbolo di un pregiudizio più ampio nei loro confronti: quello verso una famiglia “non convenzionale”.

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Secondo i genitori, non vi sarebbe mai stato alcun danno per i bambini. Eppure, dopo un’intossicazione alimentare dovuta al consumo di funghi – episodio che portò al ricovero in pronto soccorso e alla successiva segnalazione ai servizi sociali – si è aperto un procedimento culminato con l’allontanamento dei minori. Da allora, racconta la madre, le notti trascorse in casa famiglia sarebbero state segnate dall’angoscia: uno dei figli, in preda al panico, chiedeva aiuto tra le lacrime.

La rivendicazione dei genitori

Al centro della vicenda c’è il tema della libertà educativa. La coppia rivendica il diritto all’istruzione parentale, convinta che un apprendimento diffuso e non formale favorisca creatività e autonomia. “Abbiamo accettato mediazioni su vaccini, insegnanti, abitazione”, afferma la madre, tracciando però un limite netto: la scuola tradizionale non rientra nel loro progetto di vita.

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Le autorità italiane, dal canto loro, hanno ritenuto necessario intervenire nell’interesse dei minori. Uno psichiatra vicino alla famiglia respinge l’idea di rigidità ideologica e propone un ricongiungimento con monitoraggio sanitario. Intanto, anche i familiari arrivati dall’Australia parlano di una decisione ingiusta e sproporzionata.

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