Registrati
31.08.2026

Giovani col capo chinato sui cellulari e la mania di fare video: non sanno più guardarsi negli occhi e costruire pensiero critico. ‘Meritocrazia Italia’ lancia l’allarme

“Siamo diventati un popolo di uomini e donne con il capo chinato sui cellulari, in continuo contatto con il nulla. Con la mania ossessiva di scattare foto e fare video di ogni istante, di fatto stiamo neutralizzando la vita reale. La stiamo guardando attraverso uno schermo invece di viverla. E questo, sui nostri ragazzi, è disarmante”. A sostenerlo è l’associazione ‘Meritocrazia Italia’, entità no-profit a carattere socio-culturale nata nel 2019 per promuovere il valore del merito e dell’equità sociale, con l’obiettivo di riattivare l’ascensore sociale e migliorare la gestione della cosa pubblica.

L’associazione coglie l’occasione per rinnovare “con forza e con senso di urgenza la richiesta al Governo Meloni di affrontare, finalmente e senza più rinvii, la ormai inevitabile e non più rinviabile problematica dell’uso dei canali social, non solo per i minori. Le notizie di queste ore relative alla class action promossa da un gruppo di genitori contro un noto canale social rappresenta solo la punta dell’iceberg di un sistema malato che sta consegnando alla nostra società il peggior approccio possibile alla vita sociale”.

Il problema, secondo ‘Meritocrazia Italia’, è anche formativo: “stiamo crescendo generazioni che non sanno più annoiarsi, che non sanno più guardarsi negli occhi, che non sanno più costruire un pensiero critico lontano da un like. Un impatto devastante”.

Dall’associazione si pongono, quindi, diverse domande: “perché la politica non affronta questo tema? Forse perché ha paura di perdere voti da parte dei più giovani? Forse perché non vuole perdere il contatto diretto e privilegiato con le potenti lobby che gestiscono i social e che orientano il consenso? Così facendo, la Politica sceglie la strada più facile e più ipocrita: si accontenta di inasprire le norme per sanzionare a valle ciò che la cultura della connessione ossessiva sta creando a monte. Reprime gli effetti perché non ha il coraggio di prevenire le cause”. Meritocrazia Italia’ ripropone quindi “con forza” il suo “Testo Unico sulla regolamentazione dell’uso dei social network, un lavoro serio, equilibrato, non punitivo ma preventivo. Un testo che in questi giorni inoltreremo nuovamente, per la seconda volta a questo Governo e per la quinta volta complessiva, dopo averlo già consegnato agli ultimi tre Governi italiani ben 4 anni fa. Quattro anni di silenzi e di rinvii colpevoli”.

Nel nostro Testo Unico sono presenti “un insieme di norme semplici, chiare e di buon senso che tendono a prevenire la creazione di un danno esistenziale irreversibile per le generazioni che non sanno più rinunciare a uno schermo, ma sanno rinunciare con facilità disarmante al gusto della vita reale. Sono danni che incideranno sempre di più, e in modo drammatico, sulla scuola, sul lavoro, sulle relazioni sociali, affettive e familiari, e sul nostro già provato sistema sanitario e assistenziale nazionale”.

L’obiettivo è quello di “rimettere l’Uomo al centro, restituire dignità al Merito, al Valore, all’Impegno. Vogliamo ricostruire una società che premi chi fa, chi studia, chi si sacrifica, e non chi appare. Vogliamo trasformare i principi della nostra Costituzione, uguaglianza sostanziale, pari dignità, valorizzazione delle capacità, da parole scritte in realtà fattuali. Vogliamo ricomporre i modelli da seguire: non l’influencer del nulla, ma l’insegnante, l’artigiano, l’imprenditore, il professionista che costruisce ogni giorno l’Italia reale. Vogliamo dimostrare che la notorietà imprigiona e la ricchezza fine a se stessa intristisce, e che si può essere felici nell’ignoto, nel fare bene il proprio dovere lontano dai riflettori”.

La regolamentazione dei social è parte essenziale di questa missione: “liberare le nuove generazioni dalla schiavitù del consenso digitale per restituirle alla libertà del pensiero critico, alla bellezza della vita reale, alla cultura del dovere di donare prima che del diritto di ricevere. Non ci può essere rivoluzione senza obiettivi. Il nostro obiettivo è un’Italia più giusta, più meritocratica, più umana. Non è una battaglia contro la tecnologia. È una battaglia per l’Uomo”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate