Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet si schiera a favore delle proteste giovanili di questi giorni: a dirlo lui stesso in una breve intervista a La Stampa in cui ha parlato anche e soprattutto del ruolo della scuola.
Ecco le sue parole: “O i giovani sono degli psicolabili e quindi è vero che servono psicologi in tutti i licei del mondo o sono delle persone da ascoltare perché hanno delle idee. Hanno occupato via Roma a Torino per cose buone e giuste. Vogliono cambiare la scuola, ma come? Chiediamolo a loro. Io protesterei contro la chat dei genitori, il registro elettronico, l’orario d’ingresso a scuola”.
“Dobbiamo essere noi i primi a credere in loro, a crescerli come persone autonome. Devono andare in piazza e prendersi tutte le responsabilità. Se la cosa degenera, te ne vai e la volta dopo torni e ti inventi qualcosa di diverso”, ha concluso.
Come riporta Il Corriere della Sera, sono 271 i giovani accompagnati in questura per i disordini di domenica 18 ottobre: tra questi ci sono ben 220 minorenni. Ed è stato anche chiesto il carcere per 11 degli arrestati.
Questa è sicuramente la parte più visibile delle proteste, che nella maggior parte dei casi ovviamente si sono svolte in maniera civile. A causa degli atti violenti, derivanti probabilmente anche da “infiltrati”, purtroppo rischiano di andare in sordina i veri motivi del malcontento dei giovanissimi: in molti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo (tra cui il Decreto Scuola), l’insufficienza delle risorse finanziarie destinate al settore scolastico e le condizioni delle strutture, considerate inadeguate.
Lo scorso venerdì, a Torino, sono scesi in piazza accanto agli studenti anche alcuni docenti: l’adesione da parte del personale scolastico, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata bassa. Alcuni di loro hanno spiegato di non avere partecipato a causa delle trattenute stipendiali. Però sostengono le ragioni degli studenti.