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04.03.2026

Iscrizioni scuola, Galiano: “Liceo classico in calo? Anche nei professionali la mente si forma, eccome”

Il 2 marzo, sono stati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito i dati delle iscrizioni 2026/2027. Dal report emerge una preferenza per i licei rispetto agli istituti tecnici quest’anno, anche se le iscrizioni al classico sono ridotte rispetto ad altri licei.

Quanti studenti si sono iscritti al classico?

A certificarlo una elaborazione di Cisl Scuola sulle percentuali fornite dal Mim: a scegliere il classico sono stati 27.241 alunni; il liceo delle scienze umane 41.542, il linguistico 40.285, lo scientifico 68.940. Inutile dire che come al solito in questi casi qualcuno inizia a parlare di “inutilità” del liceo classico e di “crisi”.

L’intervento di Galiano

A dire la sua il docente e scrittore Enrico Galiano su Il Libraio. Ecco alcuni stralci salienti del suo intervento:

“Che latino e greco siano due materie toste, che impongono una disciplina e un rigore importanti, nessuno lo nega; che starsene due ore a cercare di interpretare un duale o una perifrastica siano vigorose ginnastiche mentali, possiamo ammetterlo tutti con serenità.

Quello che forse dovremmo smettere di fare è dire che solo così si forma davvero il pensiero critico. Che diventa quindi una specie di strada obbligata: o passi da Cicerone e Aristotele, altrimenti sei destinato a non saper pensare davvero con la tua testa. Ecco, no.

La ricerca educativa dice una cosa più semplice e meno mitologica: il pensiero critico non nasce da una materia specifica, ma dal tipo di attività cognitive che metti in pratica. Analizzare, confrontare, interpretare, argomentare. Sono processi mentali che puoi allenare traducendo Tucidide, certo: ma anche risolvendo un problema di fisica, progettando un circuito elettronico, interpretando un testo giuridico o programmando un algoritmo.

Gli studi di linguistica e psicologia cognitiva mostrano anche che studiare lingue strutturalmente lontane dalla propria produce effetti simili a quelli attribuiti tradizionalmente al latino: aumenta la consapevolezza grammaticale e la capacità di riflettere sul linguaggio. È per questo che molti sistemi educativi attribuiscono lo stesso valore formativo allo studio di lingue come il cinese o il giapponese.

Capito? Non è il latino in sé a essere magico: è il confronto con strutture linguistiche diverse. E poi c’è un altro piccolo dato che spesso viene dimenticato.

Quando si guardano le carriere universitarie, il vantaggio degli studenti del Classico esiste, ma si concentra soprattutto nelle facoltà umanistiche. Nelle facoltà scientifiche, tecniche o economiche, gli studenti provenienti dallo scientifico o dagli istituti tecnici spesso hanno risultati accademici uguali o migliori. Non è un giudizio di valore: è semplicemente il segno che ogni percorso prepara meglio ad alcune competenze rispetto ad altre.

Una cosa che fa abbastanza sorridere è che, nove volte su dieci, queste dichiarazioni sconfortate sul Classico come unica grande palestra della mente arrivano da diplomati al Classico. Che forse li avrà resi delle spade nelle facoltà umanistiche, ma non tanto in quelle dove è importante l’osservazione dei fatti e la verifica.

Perché anche nella scuola professionale, che spesso viene guardata con sufficienza, quasi come una scuola di serie B, la mente si forma eccome. Progettare un impianto elettrico, diagnosticare un motore, programmare una macchina a controllo numerico richiede ragionamento, ipotesi, verifica, capacità di risolvere problemi.

In altre parole: pensare non è una prerogativa dei declinatori di participi. È una capacità che si allena ovunque qualcuno ti chieda davvero di capire, collegare, mettere alla prova le idee.

Il liceo Classico è una scuola straordinaria. Quello che è molto meno straordinario è l’idea che sia l’unica capace di insegnare a pensare. Se fosse davvero così, dovremmo concludere che il 95% degli italiani non ha mai imparato a usare la propria testa. Ecco, forse prima di dirlo dovremmo fare un piccolo esercizio di logica”.

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