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Ius scholae e integrazione, la cittadinanza incide (anche) sui risultati a scuola

La cittadinanza agli stranieri, in particolare agli studenti, non è solo un tema da campagna elettorale, ma influenza il rendimento, le aspettative e la dispersione scolastica. E dunque le performance della scuola italiana in generale. A dirlo è un report pubblicato da Save the Children Italia (aggiornato al 2023), basato su seimila interviste ad altrettanti alunni non italiani.

Il tema è tornato d’attualità con la proposta di introdurre lo ius scholae, avanzata dal vicepremier Antonio Tajani. Come spiegato da La Tecnica della Scuola, l’idea di legare la cittadinanza al completamento di un ciclo di studi (lanciata da Tajani già lo scorso anno) scuote la stagione balneare della politica. Lega e Fratelli d’Italia sono contrari – forti anche della bocciatura del referendum sulla cittadinanza dello scorso giugno – mentre ovviamente Forza Italia difende la sua proposta.

Classi di soli italiani sempre più rare

Nell’anno scolastico 2021/22, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito citati nel rapporto, erano poco più di 872 mila gli studenti di origine straniera iscritti alle scuole italiane, il 10,6% della popolazione studentesca complessiva. Quasi 590 mila sono nati nel Belpaese, il 67,5% del totale.

Quanto agli altri, “meno della metà è di origine europea (44,1%)”, ma ci sono anche “studenti di provenienza africana (27,56%) ed asiatica (20,52%), per un quadro complessivo di quasi 200 Paesi di origine“.

L’integrazione è nei fatti, almeno sui banchi. Come si legge nel documento, “solo il 18% delle scuole è formato da classi interamente composte da alunni con cittadinanza italiana”, mentre sul fronte opposto “è in costante leggero aumento il numero di classi con oltre il 30% di alunni con cittadinanza non italiana“, giunte nel 2022 quasi al 7%.

Dispersione scolastica più probabile tra gli stranieri

Ciò non significa che la condizione degli stranieri sia sempre facile. L’accesso all’istruzione, per esempio, non è così scontato. Fino ai 16 anni il tasso di scolarità non è molto distante da quello degli italiani, ma tra i 17 e i 18 anni i dati “scendono vertiginosamente”. Tra i maschi senza cittadinanza, per esempio, quasi il 30% non frequenta le scuole superiori, un dato molto più alto rispetto ai coetanei italiani.

Anche per chi è iscritto a scuola, del resto, lo stigma di una nazionalità diversa si fa sentire. Dai dati di Save the Children Italia risulta che le assenze prolungate (considerate predittive della dispersione scolastica) sono più che doppie tra gli studenti senza cittadinanza (13%) rispetto agli italiani (6%).

Il senso di appartenenza e il rapporto con gli insegnanti

Ma c’è di più. Oltre il 56% degli italiani dichiara di sentirsi parte della scuola “sempre o quasi sempre”, mentre tra gli studenti senza cittadinanza il dato scende al 40%. Viceversa, solo il 10,5% degli italiani dichiara di sentirsi “mai o quasi mai” parte della scuola, dato che sfiora il 18% tra gli studenti senza cittadinanza.

Numeri che, per i tecnici, dimostrano come “anche la cittadinanza giochi un ruolo nei processi di costruzione di un senso di appartenenza alla scuola e alla società”.

Ancora, agli studenti è stato chiesto se si sentano sostenuti dagli insegnanti in caso di difficoltà. La risposta è stata “sempre o quasi sempre” per il 45% degli italiani, mentre tra gli stranieri la quota scende al 37%. Sul capo opposto, la quota di chi si sente aiutato “mai o quasi mai” è del 46% tra gli stranieri, e scende al 33% tra gli italiani.

Le aspettative sul titolo di studio da conseguire

Significativi, infine, i dati sulle aspettative degli studenti sul titolo di studio che riusciranno a conseguire. La quota di chi conta di conseguire la laurea è del 45,5% tra gli studenti italiani, mentre scende al 35,7% tra gli alunni senza cittadinanza. Per quanto riguarda il diploma di scuola superiore, il dato è del 23% per gli studenti italiani e del 22% per quelli stranieri.

Il sentimento che domina, tuttavia, è l’incertezza. Oltre un quarto degli studenti stranieri (25,5%) “non sa, non risponde” alla domanda sul titolo che si aspetta di conseguire. La quota, tra gli italiani, è appena dell’11%. La cittadinanza, insomma, ha un impatto significativo sulla carriera degli studenti. E sull’intero sistema-scuola.

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