Sta facendo scalpore la storia Instagram di Matteo Giunta, marito della campionessa olimpionica di nuoto Federica Pellegrini. I due, che attendono la loro seconda figlia, sono genitori di una bambina di tre anni. Lo sportivo ha usato i social per uno sfogo.
“Mi rivolgo a quei genitori che mandano i propri figli febbricitanti all’asilo. Siete degli irresponsabili pezzi di m****”. La moglie, Pellegrini, ha sottoscritto la frase del marito. Giunta ha poi aggiunto: “Quello che per molti è solo ‘febbre’ per altri può significare sintomi gravi, complicazioni, ospedale. Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo alle malattie”.
“Essere responsabili significa pensare anche agli altri; agli altri bambini, alle loro famiglie, agli operatori che lavorano all’asilo ogni giorno a stretto contatto con loro. La civiltà sta anche qui: con la febbre si resta a casa. Per rispetto. Per responsabilità. Per la salute di tutti. Chi non lo capisce, ignora consapevolmente la salute degli altri. Ed è parte del problema”, ha concluso.
Ecco l’opinione, fornita a Il Corriere della Sera, di Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria: “Capisco le difficoltà dell’organizzazione famigliare, i genitori fanno i salti mortali e spesso non possono contare sul supporto dei nonni. Ma un bambino che non sta bene non si manda a scuola nemmeno se non ha la febbre. Rientrare in classe, quando non è ancora guarito completamente, vuol dire esporlo al rischio di ammalarsi di nuovo perché qualunque malattia, soprattutto le forme virali e influenzali di questa stagione, ha la caratteristica di deprimere la capacità di difesa”, ha chiarito.
C’è poi l’aspetto del contagio dei compagni. “Molte di queste malattie sono già in una fase di trasmissione da uno all’altro durante il periodo dell’incubazione, che comincia un paio di giorni prima della comparsa della febbre o di altri sintomi”.
“In generale, il consiglio è quello di stare a casa almeno un giorno senza febbre. Dalla mia esperienza posso dire che i genitori sono quelli che conoscono meglio i loro figli: quando vedono che è tornato il solito bambino di sempre significa che è completamente guarito”, spiega il pediatra.