Autrici capaci di formare la coscienza civile come Alba de Cèspedes, Giuliana Saladino, Suso Cecchi d’Amico, Camilla Cederna; di analizzare fenomeni complessi quali la mafia e la dissoluzione dei legami familiari (ben prima di Sciascia e Pirandello) come Livia De Stefani, Maria Messina, Letteria Montoro, Laura di Falco; di descrivere la condizione umana a tutto campo, come Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Fausta Cialente, Bianca Garifi, Grazia Deledda. Eppure, nessuna di esse quest’anno (come negli ultimi decenni) è “uscita” all’esame di maturità.
A denunciarlo, intervenendo nella polemica sulla mancanza di figure femminili nelle tracce della prima prova, sono gli Olmi, il collettivo di scrittori che riunisce, tra gli altri, Stefania Auci, Barbara Bellomo, Elvira Seminara, Nadia Terranova, Simona Lo Iacono, Costanza Di Quattro, Stefania Petyx, Giusina Battaglia, Catena Fiorello, Beatrice Morroi, Rosita Manoguerra, Gaetano Savatteri, Felice Cavallaro, Claudio Arrigoni, Giampiero Montanti, Ugo Barbara, Giacomo Pilati, Santo Piazzese, Salvo Toscano, Gaspare Grammatico, Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo.
“In questi giorni si stanno svolgendo gli esami di maturità per migliaia di ragazzi, chiamati a affrontare la prima vera grande prova che li traghetterà dal mondo ovattato della scuola a quello più duro e carico di responsabilità dell’università e della vita adulta”, scrivono in una nota. “Tra gli intellettuali e gli scrittori che i ragazzi sono stati chiamati a esaminare e commentare non c’era una donna. E dire che molte sono le voci femminili che nel Novecento si sono alzate per raccontare la nostra realtà, attraverso la prosa, la poesia o il giornalismo. Voci prepotenti e dimenticate che hanno raccontato la nostra storia“.
“Come comunità culturale presente e attiva sul territori”, proseguono gli autori, “auspichiamo che non solo le prossime prove della maturità possano vedere la presenza di testi da commentare che siano stati scritti da intellettuali donne, ma auspichiamo soprattutto che la prossima, l’ennesima, l’ulteriore riforma dei programmi scolastici veda una presenza forte delle voci delle donne del Novecento che pure hanno segnato in maniera fortissima, e indelebile il nostro patrimonio culturale”.
“Lasciare nel dimenticatoio la produzione letteraria femminile”, concludono gli Olmi, “significa raccontare solo una parte della nostra storia e togliere peso e rilevanza alle tante voci di chi ha segnato in maniera decisiva la cultura del nostro Paese, insegnando alle studentesse e alle giovani donne di oggi ad avere fiducia nel proprio potere”.