I casi di scena muta alla maturità 2025 hanno avuto grande risonanza sui social e tra i vari opinion leader. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è dovuto correre ai ripari, dicendo che dall’anno prossimo chi boicotta l’orale di maturità verrà bocciato.
Il direttore della Tecnica della Scuola Alessandro Giuliani, intervistato ai microfoni di Sestarete, ha fornito la sua opinione: “Credo sia un effetto social, che sicuramente agevolano l’emulazione. Quello che è interessante non è tanto la forma di protesta, lo scorso anno era già successo”.
“Non parliamo di migliaia di casi, arriviamo a sei. Quella che è cambiata è la risposta del ministero dell’Istruzione, che è diventato meno tollerante rispetto a questo tipo di protesta”.
Non è quindi un caso che “Valditara voglia cambiare l’esame”, probabilmente “introducendo una norma con l’obbligo dello svolgimento dell’orale. Gli insegnanti sono d’accordo, lo dimostra un nostro sondaggio. Sette docenti su dieci lo sono. La questione è un’altra: sulla protesta degli studenti che si sentono sminuiti a scuola non si hanno reazioni o risposte”, ha esordito.
In ogni caso, la maturità va cambiata: “Si tratta di un esame che ha fatto il suo tempo, soprattutto nell’era dei social e dell’IA va cambiato qualcosa. Ormai la struttura è uguale da anni, con l’eccezione del periodo del Covid. Abbiamo raccolto molte lamentele anche per quanto riguarda il voto finale, che si basa molto sull’esito delle prove e questo spesso penalizza molti studenti bravi che poi escono dalla secondaria superiore con una valutazione molto più bassa rispetto alla loro media durante gli anni. Questo senso di ingiustizia porta spesso a opporsi e a ribellarsi. C’è molto da discutere sulle modalità di protesta ma sicuramente servirebbe un confronto”.
“Molto dipende, secondo il professore Mario Rusconi, dalle lezioni poco interattive, coinvolgenti ed empatiche di alcuni docenti. Serve sicuramente maggior coinvolgimento. Per quanto riguarda il caso del ragazzo che vuole che il suo voto venga abbassato, questo non è possibile. Quello che è importante è che gli studenti portino avanti le loro idee con altre forme di protesta. Dall’altra parte, la maturità nell’impianto generale per così com’è non va. Da molte parti si chiede un colloquio legato più alle attività svolte, per raccontare tutto quello che è stato fatto nell’extra scuola, nel sociale. Tutto questo riuscirebbe ad incidere di più, il ragazzo va valutato nel suo complesso e non solo attraverso le solite modalità che non sempre possono riuscire a valutare un ragazzo nella sua bravura nello studio mnemonico”, ha concluso Giuliani.
Il primo è stato quello di uno studente di diciannove anni di Padova; poi c’è stato il caso di una studentessa di Belluno che si è lamentata con i docenti che non l’hanno mai voluta conoscere davvero. Successivamente è venuto il turno di un altro studente veneto, di Treviso, di uno studente di una scuola privata di Firenze e infine di una studentessa della provincia di Pesaro e Urbino demoralizzata da un sette in condotta.
Dalle riflessioni di chi ha partecipato al sondaggio della Tecnica della Scuola emerge una certa insofferenza nei confronti degli Esami di Stato in generale, a prescindere dalla protesta di quest’anno.
Ecco alcuni dei commenti dei nostri lettori:
Colpisce anche la reazione di alcuni genitori, che se la prendono con i docenti come in questo caso: “Le prove scritte o si copiano o vengono suggerite dai commissari interni, poi i presidenti la prima cosa che ribadiscono è: LI AVETE AMMESSI ALL’ESAME E NON VOGLIAMO GRANE CON RICORSI. Poi ci vorrebbe una valutazione periodica dei docenti perchè molti non sono idonei ad insegnare ed hanno paura ad assumersi responsabilità infine ci sono docenti fannulloni che valutano sempre in modo esagerato per paura di essere smascherati”.
In ogni caso, è facile dire che la maturità va abolita: ricordiamo che però gli Esami di Stato sono espressamente previsti dall’articolo 33 della Costituzione, che recita: “E’ prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi”.
Questo significa che per eliminare l’Esame di Stato conclusivo del percorso delle scuole di secondo grado è necessaria una legge costituzionale, la quale richiede per legge una procedura lunga e complessa: si tratterebbe di un grosso cambiamento, quindi davvero poco probabile.