Manca una settimana all‘inizio della Maturità 2026, la prima prova d’italiano verrà svolta giovedì 18 giugno. Quest’anno non si potrà fare più lo sciopero dell’orale che ha caratterizzato la Maturità 2025: o meglio, si potrà fare ma si perderà l’anno.
La riforma della Maturità di Valditara, infatti, prevede che bisogna svolgere obbligatoriamente tutte e tre le prove previste. La misura è stata presa proprio per evitare altre “scene mute” fatte di proposito come l’anno scorso.
Una studentessa che per prima, nel 2024, in un liceo di Venezia, ha attuato la protesta, ha parlato a Il Corriere della Sera. La ragazza all’orale ha declamato una lettera rivolgendosi alla commissione per contestare il voto della seconda prova. E non ha aggiunto altro. E’ uscita con il punteggio di 72 su 100, rischiando di non conseguire la borsa di studio negli States.
Ecco cosa avrebbe fatto quest’anno, con le attuali regole: “Se tornassi indietro, rifarei tutto al 100 per cento. È stata la cosa giusta da fare in particolare nel mio caso, visto quel voto al secondo scritto. Certamente non lo farei alle condizioni che ci sono oggi. Perdere un anno per una protesta sarebbe davvero troppo. E forse ora eviterei la risonanza mediatica”.
Ecco cosa farebbe la studentessa quest’anno: “Va all’orale, espone il progetto, non legge la lettera. Ma nel tema di italiano invece che rispondere alle richieste scrive un testo personale che mette in luce che cosa non funziona nella scuola italiana. Questa è la me dei 19 anni, però. Quella della maturità, oggi le mie priorità sono altre
“In questi due anni gli studenti hanno protestato per puntare il faro su quello che non andava (e non va tuttora) della scuola. Che cosa abbiamo ottenuto? L’inasprimento della repressione. E questo è molto triste, la nostra generazione continua a non essere ascoltata. A quanto pare non è servito a nulla”, ha detto con amarezza.
Ed ecco una lode alla scuola italiana: “Quello che impariamo in Italia a scuola non è confrontabile neanche lontanamente con quello che fanno altrove. Quasi tutti i miei compagni di università non hanno la minima idea di cosa significhi cultura generale. E anche noi studenti italiani forse su questo punto non siamo abbastanza consapevoli del valore della scuola”.
“I programmi non si relazionano minimamente con quello che accade nella realtà. Ci è capitato spesso durante gli anni del liceo che ci fossero fatti di cronaca rilevanti e in classe non se ne è nemmeno parlato. Adesso ci mancava solo la richiesta di autorizzazione alle famiglie per parlare di educazione sessuale. Naturalmente non arriverà nelle famiglie più tradizionaliste, proprio quelle in cui i ragazzi ne avrebbero più bisogno”, ha aggiunto.
Ma cosa cambierà alla Maturità 2026? Ecco una piccola guida:
Innanzitutto, le commissioni d’esame saranno “ridotte”: cinque membri complessivi, anziché sette, di cui due interni, due esterni e il presidente esterno.
Aumentano le risorse per la formazione dei commissari: 3 milioni di euro nel 2026 e ben 11 milioni nel 2027. Il compenso dei commissari, però, rimane sempre lo stesso, fermo al 2007, quindi da quasi vent’anni fa. Viene rivisto anche il sistema dei punti bonus, che potranno essere assegnati ai candidati con un voto a partire da 90/100, e non più da 97/100.
Si passa poi dalla definizione ufficiale di “Esame di Stato” al ritorno alla dicitura “Esame di Maturità”.
Con decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito sono individuate annualmente, entro il mese di gennaio, le discipline oggetto della seconda prova, e le quattro discipline oggetto di colloquio, per ogni indirizzo. Stop anche al documento iniziale del colloquio.
Inoltre, c’è un nuovo indicatore nella griglia del colloquio, d’ora in poi: si tratta del “grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio”.
L’esame di maturità sarà validamente sostenuto se il candidato ha regolarmente svolto tutte le prove, per evitare le “scene mute” degli studenti del 2025, ma anche degli anni precedenti, con studenti che hanno deciso di non svolgere il colloquio per protesta, sapendo comunque di avere raggiunto un punteggio tale nelle prove scritte per arrivare al diploma.