Prima Ora - Notizie del 10 giugno 2026

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28.05.2026

Ondata di caldo, docente si sente male in classe. Un insegnante: “Sospendere le lezioni quando si superano certe temperature”

In questi giorni di fine maggio insegnanti e studenti stanno letteralmente boccheggiando: in molte città si stanno superando i 30 se non 35 gradi. Oggi, 28 maggio, quattro città sono da bollino rosso: Bologna, Firenze, Roma, Torino, come riporta La Repubblica.

Si tratta di temperature insolite per il periodo, durante il quale ancora si fa lezione regolarmente. Diventa quindi difficile per studenti e docenti riuscire a concentrarsi in classi prive di condizionatori.

Ci sono le prime conseguenze del grande caldo: come riporta La Repubblica, un’insegnante del torinese è stata soccorsa per un malore. Sara Mattiello della segreteria provinciale della Cub ha detto: “Le scuole vanno chiuse perché non sussistono le condizioni di sicurezza. Lavorare con temperature sopra i 27 gradi è fuorilegge, ci dovrebbero essere delle tutele per gli insegnanti e per gli studenti”.

In un’altra scuola è stata presa la decisione di trasferire gli alunni sotto un albero del cortile, nel tentativo disperato di trovare un po’ di refrigerio. Un insegnante ammette che tenere a bada 23 alunni non è stato facile. “Le aule — dice — sono esposte a sud e a est per sfruttare la luce del mattino e in questi giorni diventano incandescenti già dalle prime ore. Tenere la concentrazione è quasi impossibile. Bisognerebbe iniziare a parlare di emergenza caldo e di sospendere le lezioni quando si superano certe temperature. Del resto, tutto si ferma in caso di emergenza neve”.

“In aula sembra di stare dentro un forno – racconta –. Le finestre non possono essere aperte per ragioni di sicurezza. L’aria resta ferma e il caldo si accumula per ore. I bambini sono sfiniti. E anche noi insegnanti. Sarebbe meglio che i genitori se li tenessero a casa”.

Condizionatori in classe, i dati

Gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.

Il limite dei 26,7°C

In un dossier Ocse dello scorso marzo, ripreso oggi da La Repubblica, dal titolo “Quali saranno i probabili impatti dell’aumento delle temperature sugli studenti e come si stanno adattando i vari Paesi?” si parla proprio di questo.

Le alte temperature influenzano l’apprendimento in modo diretto, peggiorando il benessere e le prestazioni cognitive, e indiretto, causando interruzioni nelle lezioni. Studi condotti sui dati PISA dimostrano che il caldo riduce i risultati dei test; ad esempio, ogni giorno supplementare sopra i 26,7°C riduce i punteggi degli studenti. La mancanza di aria condizionata aggrava queste perdite, specialmente per gli studenti più svantaggiati. E in molte città in questi giorni si parla di temperature più alte di quasi dieci gradi rispetto ai 26,7 indicati.

Le parole di Valditara

Proprio su questi temi si è espresso in questi giorni il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. A livello nazionale abbiamo avviato la ristrutturazione di oltre 10mila plessi scolastici su un totale di 40mila. Questo significa anche, però, che solo una scuola su quattro nel breve periodo sarebbe in grado di affrontare cambiamenti di calendario scolastico: nel 75% dei plessi scolastici, quindi, si farebbe lezione con 40 gradi”.

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