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20.06.2026

Pagelle sui social, il plauso del CNDDU per la provocazione del dirigente D’Ambrosio: “Esito inquietante, serve riflessione”

Ha messo online la pagella dei figli, come stanno facendo in queste ore centinaia di genitori in tutta Italia. Peccato che il documento fosse realizzato con l’Intelligenza artificiale, e che nessuno se ne sia accorto. Una provocazione contro un comportamento ritenuto assurdo e persino pericoloso. È l’iniziativa del dirigente scolastico Alfonso D’Ambrosio dell’Istituto Comprensivo di Lozzo Atestino, che sta facendo discutere il mondo della scuola e non solo.

“Non ci potevo credere, anche perché spesso le foto contenevano dati sensibili, addirittura il codice fiscale degli studenti”, ha detto il preside a TgCom24. “Ho pensato che lanciare un semplice monito non sarebbe stato sufficiente e allora ho pensato a una provocazione“, ha aggiunto, “pubblicare una finta pagella generata dall‘intelligenza artificiale. E da lì partire per intavolare un discorso, costruire un dialogo con i genitori, stimolare la riflessione sul fatto che le pagelle non sono contenuti social“.

A esprimere apprezzamento per il gesto del preside, tra gli altri, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani. “L’esperimento ha prodotto un esito tanto prevedibile quanto inquietante”, si legge in una nota. “Migliaia di interazioni, centinaia di commenti, giudizi formulati senza aver compreso il contenuto del messaggio. Una dinamica che non riguarda soltanto il funzionamento degli algoritmi, ma rivela una progressiva trasformazione del rapporto tra persone, informazione e responsabilità. La velocità della reazione prevale sulla profondità della comprensione; l’impulso sostituisce la riflessione; l’apparenza prende il posto del significato“.

La scuola, ricorda il CNDDU, “è chiamata quotidianamente a promuovere competenze critiche, capacità argomentative e cittadinanza digitale. Tuttavia, nessun percorso educativo può risultare efficace se il contesto adulto continua a proporre modelli comunicativi fondati sull’esibizione, sulla ricerca del consenso immediato e sulla confusione tra sfera privata e spazio pubblico. Pubblicare una pagella non significa semplicemente condividere un risultato scolastico. Significa trasformare un momento del percorso formativo, spesso carico di emozioni, aspettative e fragilità, in un contenuto destinato alla valutazione collettiva“.

Un’operazione non esente da pericoli, osservano ancora dal Coordinamento. “Il rischio è quello di ridurre la complessità della crescita personale a un indicatore numerico, alimentando una cultura della prestazione nella quale il valore della persona tende a coincidere con il successo misurabile. Ogni voto racconta una storia che nessuna fotografia può restituire: impegno, difficoltà, resilienza, contesti familiari, talenti ancora in formazione, ostacoli superati o ancora da affrontare. Esporre pubblicamente tali elementi significa sottrarli alla dimensione educativa della relazione per consegnarli alla logica dell’approvazione sociale, dove il numero dei ‘like’ finisce per sostituire il dialogo autentico“.

Il CNDDU richiama inoltre l’attenzione sul diritto dei minori alla riservatezza e alla tutela della propria identità digitale. “Ogni informazione condivisa oggi contribuisce alla costruzione di un’impronta digitale destinata ad accompagnare bambini e adolescenti ben oltre il tempo della scuola”, ricordano. “Il consenso dei genitori alla pubblicazione non esaurisce la questione etica, poiché il diritto all’autodeterminazione digitale appartiene innanzitutto ai futuri cittadini che quei bambini diventeranno. L’episodio dimostra anche un altro elemento di particolare rilievo educativo: gli adulti non possono limitarsi a denunciare i comportamenti superficiali delle nuove generazioni se sono i primi a praticare modalità comunicative caratterizzate da letture frettolose, condivisioni acritiche e reazioni emotive prive di verifica”.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica quindi che episodi come questo possano favorire un confronto nazionale sul ruolo educativo degli adulti nell’ecosistema digitale. “Non basta chiedere ai giovani di essere cittadini digitali consapevoli: occorre che gli adulti dimostrino, con i propri comportamenti, che la responsabilità precede sempre la condivisione, che il rispetto viene prima della visibilità e che il valore di una persona non può essere ridotto alla fotografia di una pagella“.

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