Milano, lo scorso weekend, è stata teatro di vere e proprie scene di guerriglia; molti dei protagonisti sono stati minori. Le immagini di devastazione, con vetrine rotte, violenza, arresti, oggetti presi a fuoco, sulla scia di quanto sta accadendo in Francia, hanno lasciato senza parole.
Come riporta Il Corriere della Sera, a partecipare agli scontri un ragazzino, praticamente poco più di un bambino, di 11 anni. E non si tratta di un “maranza” per definizione: è italiano, come i suoi genitori. I carabinieri lo hanno identificato a scuola, aveva abiti rubati.
Il ragazzino, che frequenta la seconda media, è stato identificato a scuola: non è imputabile. In questi giorni è diventato virale il video in cui compare, vestito di scuro e con il passamontagna, durante gli incidenti di Milano. Le immagini lo riprendono mentre esce da un negozio di vestiti con addosso vestiti e cinture appena rubate. In altre compare accanto a un cestino dato alle fiamme.
Sempre i Carabinieri hanno rintracciato a Desio, in provincia di Monza, anche un altro minorenne, 16enne del Marocco, che era diventato virale sui social per aver rubato il cappellino di un ufficiale dell’Arma. Il ragazzo era stato ripreso in alcuni video pubblicati su TikTok in mezzo ai disordini in piazza Duomo mentre camminava sul sagrato facendo gestacci. In testa, aveva il cappello sottratto a un militare.
Il 16enne, essendo sopra la soglia di imputabilità è stato denunciato a piede libero per devastazione e saccheggio, furto e vilipendio alle forze armate.
Come riporta ancora Il Corriere della Sera, sono 271 i giovani accompagnati in questura per i disordini di domenica 18 ottobre: tra questi ci sono ben 220 minorenni. Ed è stato anche chiesto il carcere per 11 degli arrestati.
Questa è sicuramente la parte più visibile delle proteste, che nella maggior parte dei casi ovviamente si sono svolte in maniera civile. A causa degli atti violenti, derivanti probabilmente anche da “infiltrati”, purtroppo rischiano di andare in sordina i veri motivi del malcontento dei giovanissimi: in molti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo (tra cui il Decreto Scuola), l’insufficienza delle risorse finanziarie destinate al settore scolastico e le condizioni delle strutture, considerate inadeguate.
Lo scorso venerdì, a Torino, sono scesi in piazza accanto agli studenti anche alcuni docenti: l’adesione da parte del personale scolastico, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata bassa. Alcuni di loro hanno spiegato di non avere partecipato a causa delle trattenute stipendiali. Però sostengono le ragioni degli studenti.
Insomma, è autunno caldo e ci sono già le date dei prossimi scioperi: il 30 ottobre, il 20 novembre, il 4 dicembre. Cosa faranno i docenti? Per quali motivi protestare? Cosa pensano gli insegnanti di quanto sta succedendo?