L’introduzione di una quattordicesima mensilità, a partire dal 2028, destinata a docenti, infermieri e forze dell’ordine: la proposta politica rilanciata in questi giorni sui media nazionali fa scattare la reazione di FederATA, il sindacato che rappresenta il personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario. Nella nota, la Segreteria denuncia l’ennesima esclusione della categoria da un provvedimento pensato per altri profili della scuola.
Per FederATA è inaccettabile che chi propone riforme per la scuola continui a dimenticare che gli istituti scolastici non si reggono solo sul lavoro dei docenti, ma anche su quello di DSGA, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici. Senza il personale ATA, si legge nella nota, le scuole semplicemente non aprono, i laboratori non funzionano e le pratiche amministrative si fermano.
Il sindacato collega l’ultima esclusione a una matrice più antica, risalente alla Legge 107/2015, la cosiddetta “Buona Scuola”, che secondo FederATA ha quasi interamente ignorato il profilo ATA. Tra le criticità elencate: l’assenza di un piano di valorizzazione economica o di carriera, l’esclusione dalla Carta del Docente e da qualsiasi bonus legato al merito, l’aumento dei carichi di lavoro burocratico legato all’autonomia scolastica senza tutele parallele, e un obbligo di formazione strutturata pensato principalmente per i docenti.
Per FederATA, la proposta della quattordicesima riservata solo ad alcune categorie ripete lo stesso schema discriminatorio, creando nuove spaccature all’interno degli stessi istituti mentre si parla di “giustizia sociale“. Il sindacato ricorda che anche le famiglie del personale ATA faticano ad arrivare a fine mese, con stipendi tra i più bassi del pubblico impiego, e chiude la nota chiedendo rispetto, dignità economica e riconoscimento professionale per una categoria che non accetta più di essere trattata, si legge, come “i fantasmi della scuola italiana”.