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Regionalizzazione scuola, i prof del M5S dicono no: non saremmo più un Paese Unito. Ma il Governo ha già deciso

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Ormai non ci sono più dubbi: il testo sull’assegnazione alle regioni di una serie di ambiti oggi in seno ai ministeri, tra cui l’istruzione pubblica, verrà portato a breve, la sera del 14 febbraio, in Consiglio dei ministri, dove potrebbe arrivare anche subito il via libera, dopo un confronto con i governatori. La conferma è arrivata dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che rispondendo a una domanda, a margine di un incontro con l’Anci, ha confermato la presenza del punto all’ordine del giorno.

Il ministro Marco Bussetti: grande tranquillità

Al responsabile del Miur, i cronisti hanno chiesto cosa potrebbe cambiare per la scuola con l’approvazione delle norme per l’Autonomia rafforzata.

“Vediamo stasera, è una decisione che prenderà il Consiglio dei Ministri. Analizzeremo tutto il documento con grande tranquillità, come fatto finora”, ha replicato Bussetti.

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Da parte del ministro, quindi, trapela una certa tranquillità. L’obiettivo della Lega, del resto, era quello di arrivare al sì del Governo entro febbraio. E così sta andando.

Le perplessità grilline

Solo che nelle ultime ore il Movimento 5 Stelle, come avevamo anticipato, ha puntato i piedi. Dopo il silenzio dei giorni scorsi, tra il 13 e 14 febbraio, le perplessità dei grillini per l’“avanti tutta” della Lega hanno preso corpo.

Prima con la senatrice Bianca Laura Granato, che ha dichiarato alla Tecnica della Scuola che “se manca la determinazione dei LEP, sulla regionalizzazione non si apre neanche la discussione”.

Poi è stata la volta dell’onorevole Lucia Azzolina, la quale ha rimarcato come “una volta assunti in Veneto i docenti non potrebbero cambiare regione”.

“Così come il fatto – ha aggiunto l’ex sindacalista Anief – che saranno le regioni ad occuparsi degli organi collegiali o quanti soldi dare alle paritarie”, continua la deputata pentastellata approfondendo quali sono i motivi che portano ad osteggiare la proposta.

Presto la discussione in seno alla Camere

A ridosso del Consiglio dei ministri è uscito allo scoperto anche l’onorevole Luigi Gallo, presidente della Commissione Cultura della Camera, secondo il quale “tutta questa fretta e riservatezza nel definire una trasformazione epocale del nostro Paese non ha alcun senso. Il dibattito sull’autonomia differenziata va reso pubblico e va parlamentarizzato”, ha tenuto a dire il grillino.

La discussione presso le Camere del disegno di legge, comunque, sarà il passo successivo, qualora il testo, come probabile, passerà il vaglio del CdM.

Gallo chiede di affrontare “ogni singolo tema in modo trasparente, sotto gli occhi dei cittadini in Parlamento perché l’operazione può essere solo chirurgica. Sulla trasformazione di aspetti delicatissimi dello Stato non si può fare né propaganda, né lotta di partito”.

I motivi del no dell’on. Luigi Gallo

Gallo, però, non ne fa solo una questione di confronto. Esprime anche i motivi del suo no alla regionalizzazione dell’istruzione.

“Prima affrontiamo i disequilibri su Università e Scuola e poi le autonomie – spiega -. Immaginatevi ogni regione che decide un modello organizzativo del personale della scuola, più o meno precario, più o meno privato, più o meno verticistico. Non saremmo più un Paese Unito e in ogni regione si realizzerebbero delle discriminazioni incontrollabili per docenti, dirigenti e studenti”.

Il rischio concreto, continua l’on. Gallo, è ritrovarsi con “un diritto allo studio differenziato”. Un pericolo “che potrebbe produrre ben presto fratture e divisioni territoriali drammatiche” anche per le Università. Le prospettive del presidente della Commissione Cultura sono davvero cupe: “Acuire squilibri regionali porterebbe a riaccendere migrazioni dal sud al nord di studenti, ricercatori e professori universitari creando sovraffollamenti che andrebbero a ridurre la qualità delle stesse università delle regioni che vogliono questo tipo di autonomia”.

Gallo, quindi, si associa “alle parole di Monica Barni della Conferenza delle Regioni, che oggi (14 febbraio ndr) in Commissione Cultura ha chiesto al più presto la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) che garantisce la creazione di un fondo per i disequilibri regionali”.

Tre docenti grillini

Una osservazione. I tre parlamentari del M5S che si sono apertamente schierati contro un’approvazione repentina dell’autonomia regionale, sono insegnanti: conoscono da vicino la scuola. E hanno insegnato in scuole del Sud: la senatrice Bianca Laura Granato in Calabria, l’onorevole Lucia Azzolina in Sicilia, mentre l’onorevole Luigi Gallo è nativo di Prato, ma vive da tempo a Torre del Greco, in provincia di Napoli.

Tutte realtà dove la scuola rappresenta un vero punto di riferimento, sicuro, dove il titolo di studio conseguito può costituire il primo strumento per affermarsi nella vita.

I deputati del M5S sanno bene, inoltre, che il mondo della scuola non tollererebbe un’approvazione a mani basse della regionalizzazione.

Resta da capire perché si sono dichiarati contrari solo a ridosso del sì del Governo, preludio all’approvazione in Parlamento, dove difficilmente i deputati della maggioranza si mettono di traverso ai provvedimenti sui quali c’è stato il sì dei loro ministri.

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